TOLMEZZO-ILLEGIO (Ud). Aldilà. L’ultimo mistero.

Un’importante svolta nelle riflessioni artistico-religiose promosse dalle rassegne di Illegio si compie con Aldilà, mostra inaugurata il 22 maggio dal cardinale Antonio Cañizares Llovera, prefetto della Congregazione per il Culto Divino.
Anticipa il curatore don Alessio Geretti, la cui fama di storico dell’arte sostenuto da un’ampia e profonda dottrina teologica è ormai riconosciuta a livello internazionale: «Apriranno la rassegna alcune opere egizie, etrusche, greco-romane, attraverso le quali abbiamo voluto ricostruire la concezione del destino ultraterreno elaborato nell’antichità remota. Emergono così intuizioni, anche iconografiche, sviluppate dal cristianesimo, che rappresenta l’approdo conclusivo della complessa ricerca spirituale compiuta da civiltà e culture diverse dell’area mediterranea. Già a fondamento delle visioni precristiane dell’aldilà, infatti, stava un bisogno di giustizia che compensasse, oltre la morte corporale, il male spesso incolpevolmente subito da persone buone durante la loro esistenza terrena».
Fra le testimonianze dell’Egitto faraonico sono esposti un Sarcofago dipinto con scene che narrano il destino di sopravvivenza attraverso un processo di ‘rianimazione magica’, uno Scarabeo del cuore e un rotolo di papiro, datato al secondo millennio avanti Cristo, del famoso Libro dei morti. La persona venuta a mancare poteva così rivivere attraverso le formule sacrali e le prescrizioni rituali contenute nel libro. Quale punto di riferimento era posto Osiride, il dio che dopo aver sofferto la morte degli uomini era risorto divenendo giudice dell’oltretomba. In sua presenza e davanti a quarantadue ‘magistrati delle tenebre’ si celebrava il processo al defunto.
«Fra i simboli raffigurati nel sarcofago allusivi al giudizio dell’anima – ricorda don Geretti – c’è la bilancia, ripresa dal cristianesimo nella figura dell’arcangelo Michele chiamato a pesare le anime nel Giudizio Universale. Probabilmente il segno metaforico era pervenuto nell’iconografia cristiana dal Nord Africa, forse attraverso la comunità di Alessandria che tanta parte ebbe anche nel cristianesimo aquileiese».
«Vasi e crateri etruschi consentono di ricostruire qualcosa della visione greca dell’oltremondo, seppure in termini più cupi e angosciosi rispetto alla serenità ellenica».
Un vaso a figure rosse rappresenta Ade sul carro che trasporta Persefone agli Inferi. Su un altro è dipinta la libagione di un guerriero accanto a due demoni femminili che lo attendono al varco con espressionistica tensione. Uno stàmnos attico a figure nere del cosiddetto Pittore di Michigan rappresenta nella parte alta un simposio di morti (Geretti lo interpreta quale anticipazione pagana della Communio Sanctorum), in basso i giochi sportivi celebrati in onore del defunto come momento religioso e atto liturgico. Eracle, Cerbero, Hermes sono i protagonisti della scena svolta su un’anfora attica sempre a figure nere.
Un’urna cineraria in alabastro contiene episodi del rapimento di Elena di Troia.
«Secondo una versione del mito, Paride avrebbe rapito soltanto l’ombra di Elena, mentre la persona in carne e ossa sarebbe rimasta a Sparta. La vita vera è dunque quella dell’anima. Sulla terra l’essere umano è soltanto un’ombra». Un’altra urna cineraria, cosiddetta di Caius Voltilius Donmesticus, esibisce le porte dell’Ade, accanto al rilievo sepolcrale di Tullius Claudius Dionysus con la moglie piangente ai piedi del suo letto, mentre un’anfora attica racconta la morte di Orfeo ucciso da una donna di Tracia: Orfeo la cui avventura nel regno sotterraneo alla ricerca di Euridice parrebbe preannunciare la discesa agli inferi del Cristo crocifisso. Documentano la sezione paleocristiana numerose lapidi con iscrizioni funerarie. «Il coperchio di un sarcofago decorato con la storia di Giona e della balena ricorda una delle scene del grande mosaico pavimentale nella basilica di Aquileia», osserva Geretti. Il piccolo arazzo Hortus Conclusus (1540) è emblema del Paradiso. Prezioso il portaprofumi in argento parzialmente dorato con l’immagine della Gerusalemme celeste. Una delle opere che anticipano i soggetti di purificazione diffusi in epoca controriformistica è Le anime in Purgatorio (1470) dell’austriaco Ruprecht Furtrer. Suggestivo nel suo décor gotico è il Polittico dell’Apocalisse (1380-1390) di Jacobello Alberegno.
Il capitolo che va dal medioevo al Novecento sottolinea alcune tematiche fondamentali della religione cristiana: «La novità portata dal cristianesimo sta nella resurrezione della carne – prosegue il curatore della mostra -. Viene così ribadita la certezza che la comunione creata da Gesù con i credenti non si interrompe con la morte fisica». Ecco quindi le Resurrezioni di Cristo di Ludovico Cardi detto il Cigoli (secoli XVI) e di Palma il Giovane (1620); i Noli me tangere (fine Cinquecento) del Garofalo, del Barocci (1590), dello Scarsellino (1610); l’Incredulità di San Tommaso (1621) del Guercino; l’elegante Morte della Vergine (1385) di Spinello Aretino; le Resurrezioni di Lazzaro che preludono a quella del Figlio di Dio: c’è la tempera su tavola di Luca di Tommé (1350-1360), vicina alla formella di Duccio di Buoninsegna nel famoso polittico del Duomo di Siena, ci sono le due versioni, rispettivamente di Pasquale Ottino (XVII secolo) e dell’Orbetto (1617), e c’è la bellissima Resurrezione di Lazzaro di Pietro Annigoni (1946).
Il Novecento è rappresentato inoltre dall’acquerello di Alfred Kubin, La fine della guerra, del 1918, tragica allegoria della morte, con lo scheletro aggrappato allo scoglio battuto dal mare in tempesta, dalla Pietà in bronzo di Francesco Messina (1950) e dalle forme arcaiche, rese con colori di forte accenno espressionista, del Gesù respinge i demoni dal letto di Giuseppe di Salvatore Fiume. La Danza macabra (1964) di Gino Severini attualizza un soggetto molto frequente nella pittura medievale: basterebbe pensare alla conturbante Danza macabra nell’istriana Cristoglie (Hrastovlje).
Le circa settanta opere provengono in gran parte dai Musei Vaticani, e, inoltre, dalla Galleria Borghese, dagli Uffizi e dalla Palatina di Firenze, dal Museo di Santa Giulia a Brescia, dalle Galleria dell’Accademia e dal Tesoro di San Marco di Venezia. Altri prestatori sono i Musei Civici di Vicenza, le Pinacoteche di Ferrara e di Siena, il Museo polacco di Wroclaw, il Landesmuseum di Linz, il Thyssen-Bornemisza di Madrid, nonché il Diocesano di Udine e il Paleocristiano di Aquileia.
«La mostra – conclude don Geretti – coinvolge chi ha fede e chi non ce l’ha. Il mistero della morte, infatti, riguarda tutti».

Info:
Casa delle Esposizione, fino al 30 ottobre 2011
Tel. 0433 44445 / 0433 2054
CATALOGO Umberto Allemandi & C., Torino–Londra–Venezia–New York.
ORARIO Da martedì a sabato, 10 – 19; domenica, 9.30 – 19.30; lunedì chiuso.
BIGLIETTI Intero 8 €. Ridotto 5,50 € (studenti con meno di 25 anni; oltre 65 anni di età; gruppi parrocchiali di almeno 20 persone; religiosi; visitatori del Museo Carnico di Tolmezzo; soci del Touring Club; disabili).
Scolaresche 3 €. Gratis sotto i 6 anni, giornalisti, accompagnatori dei disabili.
VISITA GUIDATA Per tutti i visitatori, gratis (inizia ogni 20 minuti circa).

Autore: Licio Damiani

Link: Http://www.illegio.it

Email: pieve_tolmezzo@libero.it

Fonte:Il Messaggero Veneto