TESORI NASCOSTI A PALAZZO VENEZIA (Come cambiano le Soprintendenze: intervista a Claudio Strinati)

Passata un’estate abbastanza difficile, i musei italiani, quelli delle capitali dell’arte, si apprestano a vivere una stagione molto complessa causata sia dal calo dei visitatori, dovuto alla crisi del turismo, sia dalla “rivoluzione” che comporta l’entrata in vigore della riforma sull’indipendenza dei grandi poli di Roma, Firenze, Napoli e Venezia, della legge sulla “privatizzazione”, ovvero l’articolo 33 della legge finanziaria, nonché della legge Tremonti che ha varato la ”Patrimonio spa”.

E’ quindi un cambiamento totale di vita quello che attende i grandi musei italiani sia da un punto di vista normativo che finanziario. Le grandi istituzioni come la galleria degli Uffizi di Firenze, la galleria Borghese o Capodimonte, diventano indipendenti. Il soprintendente gestirà anche gli incassi provenienti dalla vendita dei biglietti che fino ad oggi finivano nelle casse del Tesoro, ma dovrà far quadrare i bilanci, cercare nuovi introiti. Insomma dovrà andare a caccia di sponsor, affidare al meglio i servizi aggiuntivi per p o r t a r e royalty. Al contempo non avrà più la responsabilità della tutela del patrimonio artistico del territorio.

La storica figura del soprintendente dunque si trasforma completamente: è a capo di un consiglio di amministrazione ed è sempre più uno storico-manager sull’esempio del direttore del Louvre o del direttore del Metropolita di New York. E’ questo il nuovo “abito” di Claudio Strinati, che a Roma è il soprintendente di un polo che aggrega la galleria Spada, la galleria Corsini, il museo nazionale di palazzo Venezia, il museo degli strumenti musicali, il Vittoriano e Castel Sant’Angelo. Monumenti e musei straordinari che custodiscono sommi capolavori di Caravaggio e del Bernini, che valgono centinaia di milioni di euro. I visitatori non sono moltissimi: poco più di un milione l’anno.

Spiega Strinati: " Il perché è semplice. Alcune di queste istituzioni sono forti, altre, fino a ieri, deboli, come ad esempio palazzo Venezia, poco conosciuto. Non è un dato di affluenza altissimo se lo confrontiamo don Firenze, è buono invece se lo vediamo con Napoli o Venezia. Ora ci si attende che tutti i musei divengano funzionali ed efficienti, che attraggano visitatori. Torno alla situazione di palazzo Venezia: potenzialmente è uno dei pochi musei italiani dedicati alle arti decorative perché possiede vastissime collezioni di argenti, ceramiche, armi, porcellane, sculture…" .

Tutto questo oggi però non è visibile…
" L’esposizione è molto limitata. Addirittura non è esposta l’armeria Odescalchi, che è una delle più importanti al mondo. Stesso discorso per la collezione di strumenti musicali. La sfida è questa: portare questo e gli altri istituti al massimo di potenzialità che non sono mai state espresse" .

Il blocco è stato causato dalla normativa passata?
" Fino a ieri la stessa soprintendenza univa la gestione dei musei e l’attività di tutela territoriale. Adesso la nuova soprintendenza si occuperà solo del museo, della sua promozione. Incarico unico anche se su questo non c’è un pensiero univoco. La separazione del territorio dai musei non è approvata da tutti" .

Questo quando accadrà?
" Sia Firenze sia Roma hanno già consegnato le funzioni di tutela del territorio. La Soprintendenza ai beni storici e artistici ha già passato gli incarichi a quelle di Roma e del Lazio" .

Cosa cambia nei musei romani? E il personale resterà statale?
" Quello del personale è un punto delicato ma dovrebbe restare in forza allo Stato. Quanto al resto… Tanto per cominciare la soprintendenza si avvarrà dell’autonomia amministrativa, gestendo gli introiti provenienti dalla vendita dei biglietti e dalle royalty dei servizi aggiuntivi e i capitali che potranno arrivare dai privati. Avremo un bilancio per fare una vera politica culturale autonoma. Potrò indirizzare dei fondi per far nascere a palazzo Barberini la vera grande galleria nazionale d’arte antica che Roma non ha" .

E’uno dei grandi nodi da sciogliere nella capitale…
" Sì, palazzo Barberini, il museo degli strumenti musicali e palazzo Venezia. Sono queste le tre priorità. A palazzo Venezia cercherò di utilizzare tutti gli spazi disponibili, lavoro lungo perché ci sono zone che mancano completamente di impiantistica" .

Per riqualificare il palazzo interverranno architetti di fama?
" Riqualificare vuol dire anche liberare zone occupate da uffici e liberare zone occupate da uffici e si, sono intenzionato a coinvolgere architetti di fama" .

Come sarà ampliato l’intervento dei privati?
" Si amplierà la collaborazione nel settore espositivo, nell’accoglienza del pubblico e nell’attività didattica. Quest’ultima diventerà importantissima per il nuovo polo museale perché favorirà la conoscenza delle opere. E qui il privato svilupperà le sue attività" .

Queste attività sono affidate a personale statale. Passerà ai privati?
" Il personale se ne occuperà come direzione e coordinamento. Il problema consentire che certi aspetti pratici attuativi siano privatizzati e che in mano pubblica resti la politica culturale" .

Autore: Paolo Vagheggi

Fonte:La Repubblica