Sempre più seguite le «Italian sale». E il business cresce

Il made in Italy comincia a far presa anche nel mercato dell’arte. Mercoledì 25 e giovedì 26 settembre, dalle ore 11 alle 19, nella prestigiosa sede romana di Sotheby’s (a palazzo Colonna in piazza SS. Apostoli 61) verrà esposta una selezione delle opere che compongono il catalogo della vendita autunnale intitolata Italian Sale, in programma per il prossimo 21 ottobre a Londra.

L’esposizione itinerante di Sotheby’s proseguirà poi il 2 e il 3 ottobre a Milano (a palazzo Broggi in via Broggi 19, dalle ore 10 alle 19) per trasferirsi a New York e concludersi, nei giorni precedenti l’asta, a Londra dal 16 al 21 ottobre (in New Bond Street).

Anche Christie’s ha in calendario una Italian Sale per il 22 ottobre nella sede londinese di King Street. Dopo aver già esposto le opere a New York, Christie’s ha in programma una giornata espositiva milanese per l’8 ottobre presso la Fondazione Trussardi, in piazza della Scala 5 (dalle ore 9.30 alle 18).

Le «Italian Sale» sono diventate un appuntamento di grande rilievo per il collezionismo internazionale. In particolare fecero scalpore le edizioni dell’anno scorso. Svoltesi a pochi giorni di distanza dall’apocalisse newyorchese, le «Italian Sale» macinarono risultati record e volumi di vendita impressionanti. E consacrando una volta di più il valore e le enormi potenzialità della nostra arte moderna e contemporanea. Insomma il gotha del collezionismo mondiale ha cominciato a comprendere che l’Italia dell’arte non si limita al Rinascimento o al Caravaggio. Ma può contare anche su una schiera di grandi artisti e intellettuali che, seppur lontani dalle tradizionali ribalte e pressoché ignorati in patria, hanno prodotto capolavori nel corso della seconda metà del XX secolo sino ai nostri giorni.

L’inventore ufficiale delle «Italian Sale», per la cronaca, è stata Sotheby’s. La prima edizione di queste vendite risale al 21 ottobre del 1999: i 44 lotti venduti fecero registrare un incasso totale di 5,2 milioni di sterline, da allora il business è cresciuto a vista d’occhio.

Nelle due aste in programma tra meno di un mese il repertorio delle offerte è particolarmente interessante. Sotheby’s punta su un’importante scultura di Fontana. L’unica a doppio stelo e la più alta della serie «Concetto spaziale» del 1957, presentata con una stima di 630/945 mila euro. Per la cronaca, è freschissimo il nuovo record mondiale realizzato da Fontana con un «Concetto spaziale, il cielo di Venezia» del 1961, aggiudicato per 2.170.000 euro.

Di Giorgio Morandi il catalogo Sotheby’s presenta tre opere importanti. Una «Natura morta» del 1951 proveniente dalla collezione Venturi di Torino (stimata 480/640 mila euro); un’altra del ’52 proveniente dalla collezione americana di Dorle Jarmel Soria (399/560 mila euro); e una tela assai rara nella produzione di questo artista, un «Cortile di via Fondazza» del ’54 (399/560 mila euro). Molto belle anche le opere di Alberto Burri. E quelle di Piero Manzoni. Tra cui un capolavoro del 1958, «Achrome» stimato 560/720 mila euro.

Tra i pittori del primo Novecento c’è un Severini del 1918, già nella collezione parigina di Paul Rosenberg ed esposto alla Quadriennale romana del 1935 (stima 128/192 mila euro). E un De Chirico con una natura morta del 1922. Tra gli autori degli anni Cinquanta c’è un bel Campigli del ’45-’46 (stimato 287/351 mila euro) e una grande tela di Marini del 1958 (stima 351/415 mila euro). Dei decenni successivi ci sono Castellani, Bonalumi, Tancredi ma anche Santomaso e Rotella, Pomodoro, Manzù, Melotti e Uncini.

A rappresentare l’Arte Povera non mancano Boetti, Fabro, Kounellis e Paolini. Per la Transavanguardia ci sono Paladino e un Cucchi del 1980. Tra le opere contemporanee prodotte dopo il 1990 ci sono invece un Ettore Spalletti del ’95 (a 19.200/23.900 euro), un’opera di Grazia Toderi, una di Elisa Sighicelli e una laserprint di Francesco Vezzoli (9.600/12.800 euro).

Più o meno simili i nomi presenti nel catalogo di Christie’s (www.christies.com). In particolare, nella sezione scultura, si segnala un bronzo di Arnaldo Pomodoro, «Disco III», stimato 70/100 mila pound. Ma, a parte la curiosa differenza di segnalare le stime in euro da Sotheby’s e in sterline da Christie’s, la posta in gioco per queste due imminenti vendite è la stessa per entrambe le case d’asta. Riuscirà il mercato dell’arte made in Italy a proseguire la sua corsa al rialzo, nonostante il periodo buio dell’economia mondiale? A giudicare dal forte interesse per la ricerca di nuove fonti di investimento, molti credono di sì.

Autore: Paolo Manazza

Fonte:Corriere della Sera