Scoperta la Pompei del mondo etrusco

«Siamo probabilmente di fronte ad un insediamento che può essere considerato la Pompei del mondo etrusco», l’affermazione è del professor Giovannangelo Camporeale, direttore del dipartimento di scienze dell’antichità dell’Università di Firenze.

A suscitare l’entusiasmo dello studioso sono stati gli ultimi ritrovamenti fatti nell’area archeologica vicino al lago dell’Accesa, tra Massa Marittima e Vetulonia, in provincia di Grosseto. Da anni nella zona vengono fatte campagne di scavo che hanno portato alla luce i resti di un insediamento. Ma ultimamente quello che sembrava un piccolo centro minerario si sta rivelando una vera e propria città etrusca risalente a 2700 anni fa, con un centro abitato che si estende per circa 30 ettari e di cui nessuno, finora, aveva sospettato l’esistenza. E mentre sono ben conosciute e ormai studiate approfonditamente le necropoli create da questo popolo dell’antichità, la cui storia è ancora in parte avvolta in un alone di mistero, poco o niente si era riusciti a sapere sulle città. Delle origini di Arezzo, Orvieto, Chiusi, Fiesole, Vetulonia non è rimasta traccia se non nei libri di storia. Sulle rive del lago dell’Accesa, invece, sta venendo alla luce una fitta rete urbanistica che ben evidenzia case, strade e piazze costruite secondo un preciso piano regolatore. Il centro abitato è formato da abitazioni di grandi dimensioni (anche con sei o sette stanze) all’interno delle quali sono stati trovati frammenti di iscrizioni, segno di una popolazione alfabetizzata.

Questi edifici si affacciano su strade che si intersecano ad angolo retto. Sono state individuate anche varie necropoli ed un’area per i sacrifici. Ma c’è di più. La città sarebbe stata un importante centro minerario a ridosso delle colline metallifere, mentre la vicina Vetulonia, che dista una decina di chilometri ed è raggiungibile lungo la valle del Bruna, (il fiume che alimenta il lago e sfocia a Castiglion della Pescaia) era un grosso centro commerciale.

Secondo gli studi del professor Camporeale, ciascun quartiere della città – ne sono stati scoperti cinque – è stato costruito in modo da avere come pertinenza una specifica miniera. Negli edifici veri e propri abitavano i proprietari e i gestori delle miniere, mentre gli operai, meglio sarebbe chiamarli schiavi condannati ad una vita durissima, alloggiavano in capanne di cui non è rimasta traccia. Sull’insediamento dell’Accesa aleggia anche uno di quei misteri che costellano le vicende dell’antichità: secondo quanto hanno potuto ricostruire gli archeologi la città fu abbandonata in seguito ad eventi sconosciuti. Nell’esodo la popolazione si portò via perfino le tegole che coprivano i tetti delle case. Ma nessuno è riuscito a capire il motivo di questa fuga. Ingente il materiale trovato durante gli ultimi anni di scavo: ceramiche, buccheri etrusco-romani alla bocca dei pozzi minerali, discariche di materiali, attrezzi ed utensili ‘da minatore dentro le antiche gallerie. Da alcuni reperti e dalla vicinanza al lago si è anche ricostruita la dieta degli abitanti della città, basata, essenzialmente, su pesce, vegetali e cacciagione. Recuperato anche uno scheletro di donna, con tanto di orecchini, ben conservato.

Autore: Francesco Matteini

Fonte:La Stampa