SAN CASCIANO VAL DI PESA (Fi). Conclusa l’opera di restauro del Crocifisso di Simone Martini.

È il modello medievale del ‘Christus patiens‘, simbolo della sofferenza provocata dalla Passione, quello che Simone Martini (1284-1344), il grande maestro senese protagonista della storia dell’arte medievale italiana, scelse per la raffigurazione del Crocifisso ligneo di San Casciano Val di Pesa (Firenze) luogo dove il capolavoro è custodito e visibile da secoli, anche rimanendo integro nei bombardamenti della Seconda guerra mondiale.
Dopo un recupero pittorico eseguito millimetro per millimetro torna a casa, nella sede originaria della trecentesca Chiesa di Santa Maria al Prato, dopo vari anni trascorsi sotto le abili mani dei restauratori dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, uno dei capolavori di Simone Martini.
L’opera dipinta che pone al centro il Cristo, consapevole della propria missione redentrice, è stata inaugurata e presentata alla cittadinanza sabato 25 maggio nella Chiesa di Santa Maria al Prato.
Hanno illustrato il percorso e il lavoro di restauro conservativo il professor Marco Poli, governatore della Misericordia, il sindaco di San Casciano, Massimiliano Pescini, il dottor Andrea Pessina e la dottoressa Maria Pia Zaccheddu della Soprintendenza e il dottor Marco Ciatti, la dottoressa Cecilia Frosinini e la restauratrice Alessandra Ramat dell’Opificio delle Pietre Dure.
Il Cristo ligneo è stato collocato in corrispondenza del secondo altare sul lato destro della chiesa.
Il crocifisso, opera di rango considerata tra i più alti esempi di confronto fra pittura fiorentina e senese del ‘300, ha subito un lungo restauro sia per il recupero della parte lignea, con necessari consolidamenti di materiale ed eliminazione dei tarli, sia in quello della parte pittorica, intervento meticoloso eseguito al microscopio da parte della restauratrice Alessandra Ramat con un procedimento millimetrico.
“È uno dei più imponenti restauri di crocifisso ligneo fatti in un secolo dall’Opificio delle Pietre Dure – spiega il soprintendente dell’Opificio, Marco Ciatti -, sia per l’importanza di questo capolavoro, sia per l’impegno del nostro personale, sia per lo stimolo a nuovi studi che il restauro ci ha permesso fare nel confronto tra scuola fiorentina e senese”.
Anche in considerazione della portata del capolavoro il restauro è stato interamente finanziato e gestito dall’Opificio. Per fattura artistica e valenza storica gli studiosi allineano il crocifisso di Simone Martini di San Casciano, a capolavori coevi come il Crocifisso di Cimabue scampato all’alluvione del 1966 in Santa Croce, il Crocifisso di Ognissanti attribuito a Giotto, e il Crocifisso di Giotto in S.Maria Novella, convento domenicano da cui potrebbe essere partita la committenza anche per il Crocifisso conservato a San Casciano.
Inoltre il restauro, spiega Ciatti, “stimola e apre frontiere di ricerca storica e archivistica notevoli, per capire in che termini la Chiesa della Misericordia di San Casciano abbia potuto ospitare il capolavoro di Simone Martini e il suo incontro con altri artisti di rilievo di quella fase, tra cui Ugolino di Nerio”.
Nella chiesa, annessa a un antico convento domenicano, il Crocifisso verrà ricollocato sopra il secondo altare sul lato destro. Simone Martini lo eseguì “intorno al 1315, sicuramente non oltre il 1320″, secondo Ciatti, ma scarseggiano notizie precise in merito e la stessa tradizione dell’attribuzione al pittore senese “fu definitivamente suffragata relativamente di recente, nel 1939, da puntuali studi di Ugo Procacci”.
Alcuni studiosi ipotizzano che il lavoro originale sia stato commissionato dai domenicani di Santa Maria Novella, probabilmente trasferito in questa chiesa nei secoli successivi in seguito al cambiamento del gusto artistico.

Autore: Maksym Rozhkovskyy

Fonte: www.qaedotoria.it, 27 mag 2019