ROVERETO (Tn). Modigliani scultore.

Alla presentazione della mostra «Modigliani scultore», in corso sino al 27 marzo al Mart la direttrice Gabriella Belli e gli altri curatori Flavio Fergonzi e Alessandro del Puppo hanno spiegato la genesi dell’importante appuntamento.
«Da giovane studiosa, dice Belli, mi aveva colpito profondamente la beffa di Livorno e già nei primi anni Novanta realizzai una piccola mostra di scultura di Modì. In questi anni di studio, sei, siamo stati fortunati che nessun grande museo internazionale se n’è occupato dunque il nostro è l’appuntamento espositivo numero zero sull’argomento, accresciuto visto che l’ultima sua scultura appena passata in asta ha totalizzato 44 milioni di euro».
«Proviamo a sottrarre l’artista, dicono Fergonzi e Del Puppo, alla sua inconfrontabilità e restituirlo a una dimensione storica e non “mitica”. Noi partiamo da due domande che si ci è posti pochissimo: che significa fare scultura a Parigi e farla dal punto di vista del pittore e qual è il rapporto con l’architettura e il disegno? Perché Modigliani dopo il 1914 esce dalla scultura nonostante si fosse dimostrato entusiasta visitando a Carrara le cave Michelangelo?».
La mostra, accompagnata da un catalogo Silvana editoriale, rispetto alle 25 opere catalogate da Cerioni ne individua altre tre: La testa ex Levy, passata in asta a 44 milioni nella scorsa primavera, era stata «confusa» dallo studioso con quella nota fotografata nel 1911 da Amadeo de Sousa Cardoso mentre si tratta di due differenti.

La testa di proprietà della Staatliche Kunsthalle di Karlsruhe (Germania) è autografa dopo il ritrovamento di una foto pubblicata nel 1914 sulla rivista «Revista Nova», mentre ce n’è una terza identificata ma non ritrovata.

In una foto raffigurante Paul Guillaume davanti al camino di casa nel 1916 si intravedono due Modigliani: una di esse è quella della Barnes Foundation di Merion (Filadelfia) mentre l’altra non è tra quelle conosciute. E siamo a 28 pezzi.

Autore: Stefano Luppi

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line