ROMA: Patrimonio in vendita. Buttiglione: superato il silenzio assenso.

Sulla vendita dei beni culturali non esiste più il silenzio assenso. Lo ha precisato ieri il ministro Rocco Buttiglione davanti alla commissione Cultura della Camera, in risposta ad alcune osservazioni dei deputati, che paventavano i pericoli della norma contenuta nel decreto legge 269/2003 e poi riproposta nel Codice dei beni culturali.

Caduto il silenzio assenso, che consentiva di procedere alla vendita del bene nel caso le soprintendenze regionali non si fossero pronunciate entro 120 giorni, ora la strada da percorrere contro l’inerzia dell’amministrazione è — ha precisato il ministro — quella del ricorso al Tar.

Il silenzio assenso. La disposizione nacque tra mille polemiche. Fece la sua comparsa nel decreto legge 269/2003, ma venne modificata nel corso della conversione parlamentare del Dl. Alla fine fu deciso che, nella procedura di verifica dell’interesse culturale del patrimonio immobiliare pubblico, le soprintendenze regionali — deputate a valutare, su elenchi forniti dall’agenzia del Demanio, se il bene avesse o meno pregio (in caso negativo, si poteva metterlo sul mercato) — avrebbero dovuto rispondere entro 120 giorni. Altrimenti, il silenzio sarebbe stato interpretato come un via libera alla vendita.

Il pericolo paventato da più parti fu che il carico di lavoro delle soprintendenze e la cronica mancanza di organici, avrebbe reso quasi fisiologico il ricorso al silenzio assenso. Fu anche a seguito dell’acceso dibattito che la disposizione venne corretta, limitandone la portata al primo periodo di applicazione. E intale versione, venne assorbita dal Codice dei beni culturali.

Niente più silenzio. L’annuncio fatto ieri da Buttiglione fa seguito a quanto già stabilito dal decreto del 28 febbraio scorso, diventato operativo a marzo.

Con quel provvedimento, che aggiorna le procedure per la verifica del patrimonio pubblico, i Beni culturali e l’agenzia del Demanio hanno deciso di concerto di considerare terminato il periodo di “prima applicazione” della norma sul silenzio assenso. Allo stesso tempo, hanno specificato che, in caso di mancata risposta delle soprintendenze, la questione finisce davanti ai giudici amministrativi.

Fonte:Il Sole – 24 Ore