ROMA. Il Novecento di De Pisis.

Dopo la mostra su Medardo Rosso e prima di quella su Alberto Savinio, prevista in autunno, Palazzo Altemps a Roma ospita Filippo De Pisis. Questo museo pieno di archeologia sta diventando uno degli spazi d’arte moderna più interessanti d’Italia. Doveva inaugurare a marzo ma, causa Covid, la mostra ha aperto mercoledì 17 giugno e proseguirà fino al 20 settembre. Insieme a Rosso e Savinio, De Pisis fa parte della trilogia scelta da Palazzo Altemps (una delle quattro sedi del Museo Nazionale Romano), in collaborazione con la Galleria d’Arte Moderna e il Museo del Novecento di Milano, per portare l’arte del secolo scorso nello spazio dedicato alla scultura classica. A marzo, al Museo del Novecento di Milano, si è conclusa la più vasta retrospettiva di Filippo De Pisis, realizzata, come la tappa romana, in collaborazione con l’Associazione per Filippo De Pisis, con l’organizzazione e il catalogo di Electa. Un’ampia sezione grafica caratterizza la mostra di Palazzo Altemps, oltre a un’accurata scelta di dipinti che dialogano con l’ambiente classico e rinascimentale.
de pisis 2LA MOSTRA SU FILIPPO DE PISIS
Filippo De Pisis (Ferrara, 1896 – Brugherio, 1956), come Medardo Rosso e Alberto Savinio, ha un rapporto speciale con la classicità, spesso oggetto dei suoi quadri. Quando inizia la sua vita artistica, oltre a essere un abile pittore, De Pisis possiede già una profonda cultura e ama l’archeologia. L’esposizione inizia proprio con la tela del 1928 dal titolo L’archeologo, che campeggia al centro del primo ambiente del percorso. Davanti al quadro, sulla parete opposta, si apre la vista della “sala della stufa”, parte della residenza privata cinquecentesca di Roberto Altemps e sua moglie Cornelia Orsini. Di recente, in questa stanza affrescata, durante i lavori di restauro, sono emersi i resti di un antico impianto di riscaldamento.
Si prosegue con Pane sacro del 1930, la prima della serie di tele, a tempera e a olio, che si susseguono in un ambiente raccolto e delimitato che consente di entrare appieno nella maniera di De Pisis; l’illuminazione ne sottolinea le pennellate cariche di colore. Nei suoi quadri è raccontata la vita dell’artista, dall’amore per la natura e l’archeologia alla metafisica, dai soggiorni a Roma, Venezia, Milano, Parigi, Londra, ai rientri nella sua Ferrara; fino agli ultimi tragici anni nel sanatorio di Brugherio, rappresentati in Cielo a Villa Fiorita (1952).
Ai dipinti seguono i disegni e gli acquarelli, che caratterizzano la mostra romana: pochi tratti essenziali e delicati per dar vita alle forme amate dell’universo maschile, volti, corpi, cappelli, abiti, teli. Non mancano i fiori e i frutti delle numerose nature morte, uno dei suoi temi preferiti insieme alla statuaria classica. La presenza di tante diverse opere è l’esito di prestiti da parte di numerose istituzioni italiane, dal MART di Trento e Rovereto alla GAM di Torino, dalla Fondazione Cariverona alla Galleria d’Arte Moderna di Genova, dal Musée de Grenoble alle collezioni private.
FILIPPO DE PISIS E PALAZZO ALTEMPS
La seconda parte della mostra, quella più grafica, si insinua nei saloni enormi e spettacolari del Palazzo, che contengono le grandi opere della Roma imperiale e perfino della Grecia classica (Trono Ludovisi) e dell’antico Egitto. Attorno al cortile di Antonio da Sangallo si snodano le logge affrescate che conducono ai saloni, alla suggestiva cappella di Sant’Aniceto (che conserva le spoglie del papa omonimo) e alle tante statue classiche, di fronte alle quali i volti degli acquarelli di De Pisis sembrano mimare la presenza dei visitatori contemporanei. Non c’è dubbio che questa importante e audace mostra novecentesca serva anche a riscoprire Palazzo Altemps, uno dei gioielli dell’architettura, della scultura e del collezionismo romani. Acquistato dallo Stato per una prima parte nel 1982, per una seconda nel 2006, e gestito con alterne fortune, l’edificio-museo alle spalle di Piazza Navona resta uno dei luoghi da non perdere a Roma.

Autore: Letizia Riccio

Fonte: www.artribune.com, 25 giu 2020