ROMA: I tesori di Roma antica in una mappa web.

Cìnquecentomila euro già finanziati dal ministero per le Infrastrutture. Obiettivo: la realizzazione di un portale web con un museo virtuale sulla storia della Roma antica attraverso tutte le sue fasi.

Al progetto stanno già lavorando da mesi l’archeologo Andrea Carandini, dell’università “La Sapienza”, con un gruppo di venti giovani studiosi e in collaborazione con le due soprintendenze: quella di Stato e quella del Comune di Roma. Il portale sarà consegnato tra un anno e aggiornerà la cartografia e la topografia della città attraverso l’immagazzinamento e l’elaborazione di migliaia di dati (editi e inediti) e fonti, dall’antichità a oggi.

Con le elaborazioni grafiche in 3D e le più recenti tecnologie informatiche (della parte tecnica si sta occupando l’università di Malta) si potrà raggiungere una “mappa del rischio archeologico” in città. Strumento indispensabile che ancora non esiste. Il museo virtuale, che sarà consultabile anche nei punti di maggior affluenza turistica in città, “sarà utile — spiega Carandini — alla comunità scientifica, al semplice curioso, ma anche a chi progetta lo spazio urbano, metropolitane comprese”. Sapere cosa c’è sotto a Roma: impresa eroica? “Sì — risponde Carandini — ma realizzabile”.

La Roma antica com’era veramente e come nessuno l’ha mai vista: con le statue ricollocate al loro posto originario. Con i mosaici, le pitture e gli ordini architettonici, rimessi là dove effettivamente si trovavano. La Roma antica com’era, visibile in sincronia – ovvero in un dato momento storico – ma anche attraverso i vari periodi e le successive trasformazioni: Roma arcaica, repubblicana, imperiale.

Fantascienza? Cinema? No, realtà. Benché virtuale. Grazie a un portale Internet, che in gran parte sarà pronto tra un anno, consultabile anche da casa o nei punti di maggior interesse turistico della città (autostrade, metropolitane). “Uno strumento, che per quanto possa sembrare strano, ancora non esiste. Una sorta di museo virtuale sulla storia della città, che grazie alle tecnologie informatiche più avanzate, possa restituire l’imago, anzi le imagines, dell’Urbe, anche con ipotesi ricostruttive che interessino, a diversi livelli di consultazione del sito, tanto la comunità scientifica, quanto il turista o il semplice curioso”.

Andrea Carandini, celebre archeologo, parla del progetto (al quale collaborano, insieme, l’università “La Sapienza” e le due soprintentendenze archeologiche di Roma, la statale e la comunale).

Un progetto che ha già ricevuto un primo finanziamento di 500 mila euro da parte del ministero per le Infrastrutture, tramite la Legge Obiettivo che destina il tre per cento dell’ importo per opere pubbliche a progetti culturali.

“Il finanziamento.- spiega Carandini, che da anni lavora a quest’idea – è arrivato tramite la società Arcus, che eroga materialmente i fondi. Ma i soldi sono del ministero”. Archeologia e infrastrutture: un binomio lontano solo in apparenza. “Pensi a tutte le opere pubbliche che si realizzano – spiega ancora Carandini – e alle inevitabili connessioni con i ritrovamenti archeologici. Ecco, finora questi due mondi sono stati lontani, quasi dei nemici. Uno strumento come il museo virtuale potrebbe invece riavvicinarli, visto che il nostro progetto, con l’aggiornamento di migliaia di fonti fino a oggi sparse e le elaborazioni in 3D, andrebbe di fatto a costituire una mappa del rischio archeologico a Roma che ancora oggi non esiste. Una mappa utile e accessibile a tecnici e addetti ai lavori che progettano lo spazio urbano”.

Una mappa del rischio archeologico, ovvero arrivare a sapere, per ogni punto della città, per ogni quartiere, “cosa c’è sotto”. Impresa eroica? “Sì, ma realizzabile, aggiornando la cartografia con tutto l’edito e magari anche con l’inedito. E grazie alle tecnologie più recenti. Certo, un progetto tanto ambizioso si realizza a tappe. Sperando che il lavoro, mano a mano che si realizza, possa trovare altri finanziamenti. Diciamo che in tre anni si potrebbero raggiungere ottimi risultati. Ma è comunque importante, e lo sottolineo, che questi soldi siano già arrivati. Tra un anno intanto consegneremo la parte di lavoro commissionata, per la quale sono già all’opera venti giovani archeologi, oltre a un gruppo di informatici dell’università di Malta, che ha un dipartimento diretto da un uomo ex Microsoft”.

La cartografia della Roma antica è ferma alla pianta del Nolli, della fine del XIX secolo. Il plastico del Museo della Civiltà Romana, all’Eur, “è un’opera importante – dice Carandini – ma superata. E poi è uno strano mix tra vero e falso. Noi comunque ci poniamo come obiettivo non solo l’aggiornamento del Nolli, ma qualcosa di totalmente diverso”.

La conoscenza cartografica di Roma, in tre dimensioni, è infatti, come sanno gli archeologi, a un livello arretrato e primitivo. Poter ricomporre e scomporre la città, per fasi, attraverso l’immagazzinamento di migliaia di dati, riunendo tutte le fonti antiche e la documentazione archivistica esistente, rappresenterebbe allora un grande salto di qualità per la conoscenza del territorio: “Fondamentale in questo lavoro – conclude il professor Carandini – il concetto di ricostruzione. Per intenderci su cosa sarà il nostro portale posso fare l’esempio di un film a ritroso: un film in cui sia scoppiata una grande bomba, che abbia disperso migliaia di frammenti. Supponiamo ora che le immagini scorrano all’indietro, al rallentatore, con la frammentazione che si ricompone nell’unità originaria. Ecco, questo sarà il nostro museo virtuale”.

Autore: Edoardo Sassi

Fonte:Corriere della Sera