ROMA. GUTTUSO Inquietudine di un realismo.

Dopo la grande rassegna antologica del Vittoriano, in occasione del centenario della nascita, che presentava più di cento opere, a quasi trent’anni dalla morte torna a Roma Renato Guttuso (1911 – 1987), uno dei protagonisti dell’arte italiana del Novecento. Personaggio di successo, per oltre cinquant’anni al centro della scena artistica, culturale, politica e mondana, ha rappresentato con le sue opere e i suoi scritti anche un certo modo d’intendere la funzione dell’arte nella società contemporanea.
Un pittore di grande spessore e personalità, che conosceva il mestiere alla perfezione, padrone del colore e dell’impianto formale.
La rassegna “Guttuso Inquietudine di un realismo”, inaugurata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ospitata al Quirinale nelle sale di Alessandro VII, la Sala di Augusto, la Sala degli Ambasciatori, la Sala d’Ercole, è curata da monsignor Crispino Valenziano, grande studioso di arte sacra e presidente dell’Accademia Teologica Via Pulchritudinis e Fabio Carapezza Guttuso, figlio adottivo del maestro e presidente degli Archivi Guttuso che hanno sede a Palazzo del Grillo, l’ultimo atelier del pittore, rimasto così com’era con tutte le sue cose.
La mostra ritaglia di tutta la sterminata produzione di Guttuso, costituita da arte figurativa e numerosissimi scritti, una trentina di opere d’ispirazione religiosa. Sono dipinti a olio, acquerelli, chine, disegni, grafiche realizzati in un arco di tempo che va dal 1940 ai primi Ottanta.
Fulcro della rassegna, in prestito dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, la “Resurrezione”, la sua opera più famosa e uno dei quadri più significativi del Novecento. Giunta seconda al Premio Bergamo nel ’42, immediatamente notata dai critici, suscitò un vivace dibattito e un vespaio di polemiche fra i critici e gli ecclesiastici che la giudicarono blasfema. Motivo del contendere la crudezza della scena, il volto seminascosto del Cristo e soprattutto la posizione delle croci e la nudità delle pie donne. Un’opera ragionata nei particolari come mostrano i numerosi studi preparatori. “Il mio quadro certo non va d’accordo con i canoni dell’iconografia religiosa ma non per questo è meno religioso, nego poi assolutamente che sia un quadro empio”, avrebbe affermato l’artista. Certo è che si scatenarono polemiche a non finire. La frattura con le autorità si sarebbe protratta fino al 1969. Il primo a prenderne le difese Padre David Maria Turoldo che in Guttuso vedeva un “narratore biblico di una Bibbia in fiamme, mai finita, che è la nostra storia”. E poi il cardinale Fiorenzo Angelini, Giuseppe de Luca, Giovanni Testori. Tramite monsignor Pasquale Macchi segretario di Papa Montini, sarà Paolo VI, cui si deve la ricucitura della Chiesa con gli artisti contemporanei, a incontrare Guttuso nel ’73 quando i Musei Vaticani inaugurano la Collezione di Arte Religiosa Moderna a cui l’artista dona tre opere.
Il nodo è la Crocifissione”, un nodo artistico ed esistenziale, afferma più volte Fabio Carapezza Guttuso presentando la mostra. “Guttuso comunista, senza fede, convertito… tutti luoghi comuni”, Guttuso era un conoscitore della Bibbia, leggeva testi biblici”, ricorda monsignor Valenziano che negli anni Ottanta ebbe modo di trattare con lui per la realizzazione dell’ “Evangeliario delle chiese d’Italia”. Vennero contattati venti artisti, fra i quali Guttuso che scelse di illustrare l’ “Ingresso in Gerusalemme”. In mostra il grande volume aperto sulla pagina ideata dall’artista. “La mia – prosegue il monsignore – ‘una lettura delle opere di Guttuso, non un&rsquointerpretazione. Lui ha molte voci”.
Altra opera cardine “Spes contra spem”, sperare contro ogni speranza dell’82. Doveva chiamarsi “Le tre età della vita”, ma su suggerimento di Antonello Trombadori sceglie il titolo tratto dalla lettera di Paolo ai Romani. Complessa l’allegoria, molte le citazioni e le presenze di artisti e amici scomparsi, come Elio Vittorini e Rocco Catalano. Su un tavolo gli strumenti del pittore, in alto i mostri di villa Palagonia. In primo piano la riproduzione di un’opera di Picasso e sul retro l’artista e la moglie. Di fianco una libreria con un teschio e un uovo, memorie della vita e della morte, al centro un nudo di donna sullo sfondo del mare e del cielo. E una bambina che corre verso tre personaggi. Quasi un bilancio della propria vita, a sinistra il passato, a destra il futuro imperscrutabile.
Molti altri sono i quadri che si richiamano direttamente o indirettamente episodi tratti dalle sacre scritture. “Saul e David” del ’63 (omaggio all’omonima opera di Rembrandt), oggi all’Israel Museum di Gerusalemme, “Studio per la fuga dall’Etna” del ’38, il “Bozzetto per la fuga in Egitto” dello stesso anno, la “Cena di Emmaus” dell’81, studi da Michelangelo, da Caravaggio. E’ conservato alla Camera dei Deputati il “Cristo deriso” del ’38 (sul retro c’è un altro titolo “Cristo oltraggiato”), che ritrae la scena della flagellazione. Il Cristo bendato deve indovinare chi lo percuote. Il colore rosso della sua veste è profezia della passione, mentre i volti dei violentatori sono maschere grottesche.
Molto importante la “Conversione di San Paolo” del ’77 (Musei Vaticani). Dell’episodio descritto negli Atti degli Apostoli e ripreso tante volte dagli artisti, da Michelangelo a Caravaggio, Guttuso offre una propria interpretazione. A terra Saulo, abbigliato con indumenti moderni e ben quattro cavalli, i cavalli dell’Apocalisse.
Un’altra opera di grande interesse che rivela quanto fosse accurata la ricerca delle fonti è “Il legno della Croce” dell’80 che si presenta come una libera rielaborazione della “Crocifissione” di Grünewald di cui utilizza alcuni particolari, le mani in gesto di preghiera della Maddalena, la mano contratta verdognola di Cristo. Per avere ulteriori informazioni, oltre a rivedere gli amati affreschi di Piero ad Arezzo, chiede lumi al domenicano Dalmazio Mongillo dell’Università Angelicum che a sua volta si rivolge a monsignor Valenziano che gli fornisce delle schede sulla “Legenda Aurea”. I veri legni che il pittore dipinge sono cipresso, ulivo, cedro e noce.
In mostra anche il “Colosseo” del ’73 (Musei Vaticani), isolato dal contesto e indagato dall’alto in modo da scoprire l’intrico di pieni e di vuoti, di gallerie e di corridoi. “Metà braciere, metà ossario”, lo definisce Guttuso e segno della città di Roma.
Testimonianza della considerazione che aveva l’artista del suo lavoro “L’Atelier” del 1975. Il pittore, che fin dagli anni Trenta ha praticato il genere dell’autoritratto, si rappresenta tre volte nell’atto di dipingere, senza mai guardare lo spettatore. Il suo rapporto è solo con i quadri, preso com’è dall’attività che sta svolgendo, il “mestiere” di pittore, la manualità.
A chiudere la rassegna “Studi di Crocifissione” (Archivi Guttuso), un grande achilico e inchiostro di china appena iniziato. “Tutti i grandissimi artisti muoiono lasciando una “Crocifissione” incompiuta. Michelangelo insegna”, dice monsignor Valenziano. E così fa anche Guttuso che “credeva di non credere”. Il pittore nell’ultimo periodo della sua vita torna a un’opera che ha segnato profondamente la sua produzione e guarda all’arte del passato, alla “Crocifissione” di Antonello da Messina del 1475 conservata ad Anversa. Il Cristo al centro, ai lati i due ladroni crocifissi in modo insolito. Il paesaggio è appena accennato, così come gli edifici e le rovine e il grande lago. Ai piedi del Cristo un altro omaggio alla Maddalena dell’altare di Isenheim di Matthias Grünevald del Museo di Colmar.

Info:
Galleria di Alessandro VII, Palazzo del Quirinale, Piazza del Quirinale, Roma.
Ingresso da lunedì a venerdì 9.00 – 1300 / 14.00 – 17.00, domenica chiuso. Fino al 9 ottobre 2016. Ingresso gratuito. Prenotare: www.quirinale.it; tramite Call center 06-39.96.75.57; presso INFOPOINT, Centro informazioni e prenotazioni (Salita di Montecavallo, 15 A), il martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 9.00 alle 17.00.

Autore: Laura Gigliotti

Fonte: www.quotidianoarte.it