PUGLIA. Così le gallerie diventano multimediali.

La parola d´ordine è contaminazione. A Bari, e nel resto della Puglia, le nuove case dell´arte aprono all´interazione dei linguaggi creativi. Difficile, per esempio, liquidare tout court come una galleria d´arte BluOrg, il contenitore culturale aperto dallo scultore e costumista Giuseppe Bellini (www.bluorg.it). Siamo in via Celentano 92. Qui cinque anni fa, ma in un locale ben più angusto, Bellini apriva il suo laboratorio con un´angoletto per l´attività espositiva.
«È accaduto tutto in maniera spontanea, quando – racconta lo scultore-gallerista – amici e colleghi mi chiedevano ospitalità. Credo che l´urgenza condivisa di spazi per l´arte sia stata determinante».
Finché il 28 novembre 2006, in nuovi e più accoglienti spazi di circa 300 metri quadrati, non è cominciata la seconda vita di BluOrg, oggi aperta sì alle mostre ma, al tempo stesso, palcoscenico di presentazioni letterarie, performance teatralmusicali e cineforum. Una casa dell´arte totale, insomma.
Quello che a Trani sta realizzando la compagnia Fabrica Famae del trentenne Claudio Suzzi con lo Spazio Off (www.fabricafamae.org): un contenitore multimediale in piena regola, allestito in un ex tomaificio in stato di abbandono. Con un gruzzoletto di centomila euro gli interventi di ripristino che hanno restituito alla città un contenitore di 500 metri quadrati attivo da ottobre scorso quasi sette giorni su sette.
«Lavoriamo finora senza l´ombra di un contributo pubblico, ma – riconosce Suzzi – siamo riusciti a portare allo spazio Off alcune fra le più interessanti realtà del teatro di ricerca, aprendoci alla musica e proponendoci come galleria per i giovani artisti».
Un obiettivo, quello dell´ospitalità per i talenti nascenti, che, a Bari, cerca di inseguire il più minuto ma intrigante Spazio Nodo (www.nodoartlab.org), in via Cattaro 14.
Dietro le quinte due studentesse dell´Accademia, Maria Antonietta Bagliato e Claudia Giordano con la complicità di Livio Caione e Daniele Diomede: un quartetto creativo under 30.
«Abbiamo scelto di chiamarci Nodo – spiega Claudia Giordano – perché vogliamo scommettere sull´intreccio tra più forme artistiche».
Fino a una decina d´anni c´era una falegnameria, oggi uno spazio a disposizione della creatività.
«Ci è piaciuta da subito l´idea – dice – di provare ad affidare lo spazio a una persona per volta».
È così che Nodo diventa un luogo in continuo divenire.
«Qui un artista può fare quello che vuole, lo spazio diventa la sua casa».
A vincere è così una filosofia espositiva site specific, pensata cioè in stretta relazione con la fisicità del luogo. Un po´ quel che accade più a Sud.
Alle manifatture Knos di Lecce, dove la specificità del contenitore s´intreccia a doppio filo con la cifra della sua vita artistica (www.manifattureknos.org).
Qui le proporzioni dello spazio si fanno enormi, almeno rispetto ai precedenti appena citati. Knos si sviluppa in un capannone di 4mila metri quadrati che ospita mostre, spettacoli, installazioni artistiche site specific, laboratori, una biblioteca per ragazzi e anche gli studi di un´emittente radiofonica, Radio Popolare.

Un caso esemplare di recupero di archeologia industriale a basso costo. «L´abbiamo ricevuto dalla Provincia così com´era» chiarisce Maurizio Buttazzo, tra i fondatori delle Manifatture. «Ci siamo rimboccati le maniche e, da novembre dello scorso anno, ha visto la luce Knos. L´abbiamo ripulito e svuotato senza buttare via nulla: anche i soldi ricavati con le rottamazioni dei vecchi macchinari sono stati reinvestiti per recuperare la struttura».
Ancora nelle campagne dell´hinterland di Lecce, in un ex tabacchificio di 800 metri quadrati, l´architetto veneto Toti Semerano, ora salentino d´adozione, ha aperto il suo Laboratorio di architettura (www.semerano.com).
«È una casa della creatività e – afferma Semerano – cerchiamo d´inseguire il modello della vecchia bottega rinascimentale, intesa come fucina di cultura e di idee».
Un nome per tutti: qui è ormai di casa, confida l´architetto, un personaggio come Patrick Blanc, l´artista-botanico francese celebre per aver inventato i cosiddetti giardini verticali.
Così come nel borgo antico di Molfetta, in una vecchia cappella del ´500, poco più di una cinquantina di metri quadrati a disposizione, un altro architetto, Gianni Veneziano, con il suo Spazio Sant´Orsola – Galleria del progetto (www.gianniveneziano.it) ha avuto per ospite una star internazionale dell´arte del prestigio di Mimmo Paladino.
«In dieci anni di attività – ricorda Veneziano – abbiamo cercato di aprirci al territorio e all´Europa. E, andando oltre i confini dell´arte e del design, la Galleria del progetto ha ospitato eventi a trecentosessanta gradi».

Autore: Antonio Di Giacomo

Fonte:La Repubblica