Produrre libri è un servizio pubblico

Produrre, libri, promuoverne la lettura e lo studio, è un servizio pubblico: tanto più oggi, in un momento di grandi trasformazioni economiche e sociali che richiedono un elevamento del livello medio di istruzione in tutto il paese. La cultura italiana, gli editori italiani sono pronti, ognuno per la loro parte, a contribuire a questo servizio; saprà l’autorità amministrativa assolvere dal canto suo alla parte che le compete, e assicurare strutture nuove che traducano nella realtà questa immagine della “lettura come servizio pubblico?”.Questa domanda io la rivolgo non solo all’autorità governativa, ma anche alle autorità provinciali e locali, e in particolare ai sindaci, che oggi sono convenuti numerosi e la cui presenza testimonia della loro sensibilità alle esigenze delle popolazioni con cui sono in quotidiano contatto. La biblioteca che tra poco sarà inaugurata è uno studio, non teorico ma pratico, col quale ci siamo proposti di offrire un contributo alla soluzione del problema della pubblica lettura. Auspichiamo che questo nostro esperimento venga discusso, criticato, perfezionato: solo così potrà diventare un prototipo di biblioteca che noi ci auguriamo di veder ripetuto nei mille e mille comuni italiani che di biblioteca sono privi. Il progetto della nuova biblioteca dimostrerà tra l’altro che, fatti gli opportuni ritocchi, la spesa per l’edificio e la spesa per il fondo librario si equivalgono e che la loro somma si contiene in limiti ragionevoli. Dimostrerà anche, noi speriamo, che la funzionalità del disegno, la modernità e razionalità dell’impianto, la luminosità e cordialità dell’ambiente, sono elementi essenziali al successo della biblioteca, concepita non come un burocratico deposito di libri polverosi, ma come un luogo vivo di ritrovo, di curiosità culturale, di stimoli all’attività intellettuale. Abbiamo voluto che la biblioteca, già nella sua architettura, suggerisse l’idea d’un luogo aperto, democratico, di facile e invitante accesso, di gradevole sosta. L’abbiamo voluta legata alla vita del paese, inserita spontaneamente in essa, familiare agli abitanti. Noi pensiamo infatti che una biblioteca modernamente intesa, coi suoi libri e le sue attività culturali collegate, possa essere uno dei centri fondamentali della vita associata, di una comunità media o piccola. Non si risolverà mai interamente il problema della scuola se accanto alla scuola non si farà sorgere una biblioteca, che avrà tra i suoi compiti più importanti quello di impedire che i giovani, una volta usciti dalla scuola dell’obbligo, ricadano irrimediabilmente in quella sorta di “analfabetismo culturale di ritorno”, che costituisce uno dei più dolorosi dispendiosi sprechi a cui si espone la società italiana attuale. Siamo in un’epoca di trasformazioni e di sviluppi, che richiede una coraggiosa visione dei problemi.Io vorrei poter dire qui, oggi, in questa riunione di autorità e di amici interessati e solidali, che gli investimenti per le scuole e per le biblioteche e per ogni altra attrezzatura culturale intesa alla formazione dell’uomo, debbono essere idealmente – e nella misura del possibile praticamente – considerati prioritari, come quelli che condizionano e rendono efficaci tutti gli altri investimenti.Per un paese moderno la cultura e l’istruzione non sono un lusso: senza di esse anche l’economia ed ogni altra attività si svilupperanno o più lentamente, o in modo precario e illusorio.

Autore: Giulio Einaudi

Fonte:La Stampa