PORDENONE. ARTE PER TRE GENERAZIONI / IL MUSEO SI FA SPAZIO AL PARCO.

Pordenone, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, 30 giugno – 2 settembre 2012.
Oltre un centinaio di opere, selezionate con l’intento di offrire una rilettura a tutto campo delle collezioni
d’arte moderna e contemporanea della Città di Pordenone, vengono per la prima volta allestite nella nuova ala
espositiva inaugurata nel 2010, ampliamento della storica Villa Galvani immersa in un ampio giardino arricchito da
un roseto, che già ospita parte delle stesse raccolte.
Il Museo si fa dunque spazio al PArCo, acronimo di Pordenone
Arte Contemporanea, ovvero nel nuovo polo museale dedicato alle più attuali manifestazioni delle arti visive,
riassumendo le vicende dell’arte e del collezionismo che lungo tre generazioni hanno portato alla nascita della
nuova Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Pordenone, una realtà oggi ricca di oltre un migliaio di opere.
Articolata per sezioni tematiche e per cronologia, pensata come un racconto che attraversa la vita e le opere
degli artisti più rappresentativi e meglio documentati, l’iniziativa espositiva nasce come proposta per una rinnovata
indagine a tutto campo attraverso le collezioni, ed è stata curata da Isabella Reale, recentemente pervenuta alla
direzione del Museo dopo aver diretto la Galleria d’Arte Moderna di Udine.
L’intento è quello di valorizzarne le presenze più valide e alcuni aspetti significanti, esponendo opere spesso inedite, dando il via a una più incisiva operazione di divulgazione nell’intento di rinnovare, anche tramite rotazioni periodiche, lo studio e l’interesse nei confronti di un patrimonio ancora tutto da scoprire. Oggetto di nuova catalogazione, la sequenza di opere è stata
sottoposta a una campagna di manutenzione conservativa, a cura di Anna Comoretto, come primo intervento per una più ampia fruizione pubblica delle raccolte civiche.
Accompagnano e commentano l’esposizione foto d’epoca,
documenti e pubblicazioni, fonti preziose tratte in particolare dall’Archivio storico della Galleria d’Arte Moderna di Pordenone, ora in corso di riordino, sotto la tutela della Soprintendenza Archivistica del Friuli Venezia Giulia.
Protagonisti della selezione in particolare gli artisti originari del territorio, o che qui hanno lasciato un’importante traccia del loro operato, i collezionisti e i tanti mecenati che hanno arricchito il patrimonio culturale civico con testimonianze preziose di un gusto al passo con i tempi e che ormai attraversa più di tre generazioni di cittadini pordenonesi: di fatto il Museo di Pordenone nasce come raccolta d’arte contemporanea, pensando al suo
nucleo costitutivo formato dal lascito del suo pittore romantico più acclamato, Michelangelo Grigoletti.
Nel percorso proposto, si rende omaggio inizialmente a uno dei mecenati che hanno di fatto dato il via alle collezioni,
l’architetto pordenonese Giovanni Battista Bassi, figura di spicco nella cultura progettuale friulana del secondo Ottocento, protettore degli artisti locali, e in particolare dopo l’annessione al Regno d’Italia si assiste al risorgere di uno senso civico che si esprime nella committenza pubblica di opere d’arte ad abbellimento proprio del Municipio: tramite sottoscrizione popolare, viene chiamato da Venezia Emilio Marsili per celebrare con busti Garibaldi, Vittorio Emanuele II e anche il genio pittorico di Grigoletti. A Roma, a coronare il Monumento per eccellenza
dell’Italia unita, viene chiamato da Caneva Enrico Chiaradia che con il suo Monumento equestre a Vittorio Emanuele II nel 1889 si aggiudica il Concorso per la decorazione del Vittoriano assurgendo ai fasti della nuova capitale: sculture in marmo, bronzo e gesso, documentano la sua ritrattistica e due suoi Autoritratti ne ricordano le sembianze. A continuare una sorta di primato locale nella scultura è Luigi de Paoli, figura esemplare tra Otto e
primi Novecento per un’intera generazione di artisti friulani, cui insegnò i principi del mestiere e che seppe concepire opere di audacia spaziale come testimonia il salto nel vuoto di Icaro e anche toccare corde più sentimentali in Endimione e Selene.
Negli anni Venti il classicismo eroico di Aurelio Mistruzzi si esalta nel Monumento ai Caduti di Pordenone, di cui viene esposto il bozzetto e i preziosi marmi ancora imbevuti di morbidezze floreali facenti parte della donazione del cardinale Celso Costantini. Altre opere allargano il panorama della scultura come il marmo con
la Piccola Ciociara donato dal Re per la nuova Casa di riposo, o il ritratto bronzeo firmato da Bernstamm, lo scultore preferito dal parigino Musée Grévin. Altri scultori come Ceconi di Montececon, originario di Pielungo, transitando dal simbolismo e dal neo-michelangiolismo al gusto Novecento, passano il testimone alla generazione di mezzo, ben interpretata dal solido mestiere di Ado Furlan, di Brunetta, dall’estro giocoso delle ceramiche di
Mario Moretti, fino ad approdare, attraverso le sperimentazioni materiche, agli allumini anodici di Nane Zavagno.
A documentare la scultura del secondo Novecento anche i totem di Mirko e le ricerche materiche e astratte di Dino Basaldella, di cui si conserva il bozzetto per il Tribunale di Pordenone.
La formazione dei pittori pordenonesi, saldamente radicata per tradizione alle matrici accademiche veneziane, si esplica, nella generazione attiva a fine Ottocento, attraverso l’adesione alle poetiche del vero di paesaggisti come Domenico Mazzoni, o Scaramelli. Assecondando il gusto locale, operarono lungamente sul territorio i veneziani Vettore Antonio Cargnel, di cui il Museo conserva capolavori del suo estro luministico e trasfigurante in deposito dalla Fondazione Pia Baschiera-Arrigo Tallon, o Corompai, mentre la pittura di figura in particolare è arricchita dal pennello spadaccino di Silvestri, ben documentato nel suo periodo trascorso a Zoppola da oli e da abili monotipi, e nella ritrattistica Umberto Martina applica ai primi del Novecento il chiaroscuro neosecentesco e l’esperienza della fotografia mettendo in posa un’intera generazione di pordenonesi. Suo allievo è Luigi Zuccheri, che fa del paesaggio intorno a San Vito al Tagliamento lo scenario del suo umile e poetico bestiario campestre, ampiamente documentato nelle collezioni pordenonesi anche in virtù di una recentissima donazione di sedici opere da parte del figlio Paolo e di cui il museo conserva l’Archivio completo, ricco di autografi di artisti e critici che lo frequentarono, da Pasolini a de Chirico. Pio Rossi a Pordenone insegnò il raffinato piacere dell’acquarello ed ebbe tra i suoi allievi il giovane Armando Pizzinato, precocemente avviatosi lungo la strada dell’astrattismo lungo gli anni Quaranta, e poi protagonista del Neorealismo, che al Museo ha legato oltre al suo prezioso Archivio anche una ricca raccolta di opere e incisioni. Amico e sodale negli anni di studio all’Accademia di Venezia di Pizzinato fu Luigi Vettori, artista precocemente scomparso in guerra, talento pittorico di raffinata sensibilità tonale dalla vena arcaizzante, documentato attraverso la donazione in sua memoria della famiglia.
Analoghe donazioni hanno arricchito il Museo con le tele dal raffinato tonalismo astrattizzante di Angelo Variola, e con un’ampia documentazione si spazia attraverso la multiforme attività del veronese Pino Casarini, decoratore in loco di edifici sacri. Le molteplici esperienze del secondo dopoguerra sono testimoniate al meglio, tra gli artisti pordenonesi di maggior rigore e attualità, dalle ricerche luministico percettive di Massimo Bottecchia, attivo sulla scena milanese, dagli allumini di Nane Zavagno: si tratta di un’ ampia rappresentanza che conta anche
dipinti, tra i friulani, di Anzil, Ciussi, e di molti altri, fino alle più recenti acquisizioni che documentano l’attualità con le opere di Massimo Poldelmengo.
L’incisione vanta una ricca sequenza di opere, a partire dal segno atmosferico di Virgilio Tramontin fino alle acqueforti di Giuseppe Zigaina. Accanto alle incisioni, anche lastre e pietre litografiche come quella della tipolitografia Cosarini, ad accennare anche le vicende legate all’immagine pubblicitaria nella Pordenone del primo
Novecento. Anche la fotografia ha un suo spazio importante tra le collezioni, vantando il ricco fondo di Enrico del Torso, di Carlo Bevilacqua, album storici che raccontano la vita degli stessi artisti, per non dimenticare l’avventura creativa legata alla fabbrica di ceramica Galvani, che impiegò molti di questi stessi artisti, tra cui lo stesso Pizzinato, e una tavola imbandita contrapponendo il gusto Ottocentesco a quello del primissimo e del secondo Novecento, ricorda l’evoluzione degli stili anche nella più vissuta quotidianità di più generazioni di pordenonesi. A
queste si aggiungono molte altre presenze e capolavori, già in esposizione nella sale della dimora storica di Villa Galvani, dove sono anche allestite le opere di altri artisti che completano il panorama dell’arte dell’ultimo Novecento, da Mascherini ad Harry Bertoja, e dove in permanenza si possono ammirare i capolavori del Novecento italiano facenti parte della collezione Ruini Zacchi, da Savinio, Guttuso, de Pisis, a Fontana etc.
L’esposizione a fine luglio si interfaccerà con l’iniziativa “Contemporanea/mente” allestita con opere di Mario Palli e di Giorgio Valvassori, che vede la collaborazione in un’ottica di sistema delle altre realtà museali dedicate all’arte contemporanea della regione Friuli Venezia Giulia, e sarà accompagnata da incontri didattici, visite guidate, concerti e altre iniziative. Ingresso gratuito.

Info:
Orario estivo: martedì>sabato 15.30>19.30 domenica 10.00 >13.00-15.30>19.30. Chiuso il lunedì.
Pordenone, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Armando Pizzinato”, viale Dante 33.
Telefono: 0434 523780 – 0434 392941 – 0434 392935

Link: http://www.artemodernapordenone.it

Email: info@artemodernapordenone.it