MILANO: Risplende la Pietà Rondanini al Castello Sforzesco.

Conclusa la pulitura dell’ultima opera, incompiuta, di Michelangelo. Parte adesso una fase di studi sui numerosi dati documentari raccolti nel corso dell’intervento di manutenzione. E già riservano alcune sorprese…

La Pietà Rondanini di Michelangelo Buonarroti (Caprese, 1475 – Roma, 1564) non aveva bisogno di restauri, solo di un intervento di manutenzione straordinaria e di pulitura.
Tengono a precisarlo Maria Teresa Fiorio (soprintendente ai Beni Artistici di Milano) e Sabina Vedovello (restauratore della C.B.C. Conservazione Beni Culturali di Roma), annunciando la fine dell’intervento conservativo durato un anno. Milanesi e turisti possono di nuovo ammirare la Pietà al Castello Sforzesco, appoggiata sull’ara romana di epoca traianea, sulla quale fu collocata nel 1904.

L’intervento, diretto dalla Soprintendenza di Milano, è stato effettuato dalla C.B.C., con la collaborazione dell’Istituto Centrale del Restauro e di alcune istituzioni universitarie; tra queste il Politecnico di Milano che ha progettato e realizzato una tecnica innovativa per l’analisi delle patologie delle pietre.

I lavori di pulitura sono stati preceduti da una fase preparatoria (iniziata nel 1998) di indagini archivistiche e diagnostiche. Un primo intervento ha rimosso la patina giallo- bruna di polveri e residui che offuscava la complessa superficie della statua. La rimozione è stata effettuata con impacchi di acqua distillata applicati sul marmo con fogli di carta giapponese, lasciati agire per pochi minuti. Questa prima fase di ‘lavaggio’ ha immediatamente regalato una lettura più corretta dei volti, delle scanalature e graffiature del marmo. Sono seguite azioni più specifiche per rimuovere le diverse sostanze che avevano macchiato la pietra e le tracce di residui organici delle calcature effettuate in passato.

E’ stata “pulita” anche l’ara che fa da base alla Pietà. Si è accertato che i due blocchi non sono connessi con perni metallici, ma semplicemente appoggiati l’uno sull’altra; sottili lamelle di piombo si interpongono sulle aree di appoggio.

Terminata la fase conservativa con la riapertura al pubblico, prosegue l’indagine conoscitiva. I dati raccolti prima e durante la pulitura saranno organizzati nei prossimi mesi in una pubblicazione scientifica. E’ intenzione del Comune di Milano promuovere nel 2005 una giornata di studi su Michelangelo e la sua ultima Pietà.

Un primo risultato è già stato raggiunto. E’ stata smentita l’appartenenza alla Pietà Rondanini del cosiddetto Frammento Borghese, una testa di Cristo ritrovata a Roma negli anni ’50 e attribuita nel 1973 da Mantura a Michelangelo. Egli ritenne di poter identificare in quel frammento la testa di Cristo della prima versione della Pietà (scolpita nel 1552 nello stesso blocco della Rondanini), quella che Michelangelo distrusse e della quale rimane incorporato nell’attuale il braccio levigato alla destra di Cristo. L’autografia michelangiolesca non è mai stata accolta da tutti gli studiosi.Le indagini petrografiche condotte sul marmo della Testa e sulla Pietà hanno smentito che il frammento sia appartenuto al blocco della Rondanini. La Testa sarà temporaneamente esposta accanto alla Pietà.

Il tutto al fine di fare luce su un’opera che continua ad essere circondata da un’aura di mistero. Qual è il significato di quel corpo di Cristo quasi annullato in quello della Madonna con il quale sembra fondersi?

Il tema della Pietà ha accompagnato Michelangelo per tutto il corso della vita. Dalla Pietà di San Pietro del 1500 alla Pietà Rondanini, incompiuta, alla quale il genio toscano lavorò fino agli ultimi giorni di vita. La distanza iconografica tra le due opere misura il cammino spirituale compiuto da Michelangelo.

La superficie della Rondanini, riportata a nuova vita dalla pulitura, conferma con quanta energia l’artista fino all’ultimo aggredisse il blocco di marmo. Come se intendesse ridurre ad un velo sottile la materia, in un processo di spiritualizzazione estrema che caratterizza gli ultimi anni della sua vita.

Con la Rondanini Michelangelo sembra ripensare il proprio cammino spirituale e artistico. Rinuncia alla levigatezza e alla perfezione anatomica per creare un’opera, forse la prima scultura moderna, in cui le figure, sottili fantasmi, sono solo espressione della forza dei sentimenti e negano quei canoni di bellezza e perfezione formale che lui stesso aveva contribuito a creare. Non a caso è stata “riscoperta” e apprezzata solo nel XX secolo.

Castello Sforzesco – Sala degli Scarlioni- Piazza Castello, Milano
Ingresso libero
Orari: da martedì a domenica 9.00-17.30; chiuso lunedì

Autore: Antonella Bicci

Link: http://www.milanocastello.it

Fonte:Exibart on line