MILANO. Mantegna? Va bene. Ma non perdiamo i Canaletto contesi.

Decisamente Milano si è avviata su di una politica di potatura.
I grattacieli si faranno, ma più bassi; il museo della moda non si farà più; del museo del XX secolo, all’Arengario, non si dice nulla; della Grande Biblioteca sentiamo che l’assessore alla cultura, il mio amico Vittorio Sgarbi, pensa che sia meglio che non si faccia, dei programmi dell’ex Ansaldo non si sa più niente…
Così Milano si prepara ad affrontare il futuro.
Penso che sia in questo spirito di amare rinunce che Vittorio Sgarbi ha trattato con il ministro Rutelli sulla destinazione della grande raccolta Terruzzi, la più ricca raccolta privata di pittura del Settecento e dell’Ottocento in mani private In Italia.
Ma ciò che mi stupisce è il silenzio della Provincia di fronte a un boccone tanto ghiotto
che sfugge a Milano. E’ un’indifferenza che non corrisponde alla politica che la Provincia ha perseguito negli anni occupandosi del recupero e della destinazione culturale delle ville nei comuni del Milanese.
Come tutti sanno, la città di Milano è circondata da ville importanti, a incominciare da quella Reale di Monza. Molte di queste ville sono state lottizzate dalla speculazione, ma altre, e di grande fascino, si sono salvate e offrono ora a rari visitatori le loro sale vuote lasciando al comuni di scervellarsi sulla loro destinazione.
Ctedo che Milano, la città di Milano, sia interessata al recupero, nelle forme moderne, di quella corona di luoghi ameni, Interessanti per la cultura e lo svago, che la circondava In tempi lontani.
La trasformazione da città industriale ad una città del XXI secolo passa anche dl lì, col togliere alla città e al suo immediato dintorno quel senso dl vuoto che fa sì che il sabato e la domenica Milano diventi deserta.

 

Autore: Carlo Bertelli

Fonte:Corriere della Sera