MILANO: L’Arte oggi? Oggi l’Arte? a cura di Jean-Luc Nancy.

È questa la seconda di quattro conferenze del ciclo “Del contemporaneo. Carta bianca a…”, a cura dell’Accademia di Brera, del Centre culturel français de Milan e della Fondazione Stelline di Milano.

Dopo il grande successo dell’incontro con Georges Didi-Huberman prosegue il ciclo di conferenze “Del contemporaneo. Carta bianca a…”, a cura dell’Accademia di Brera, del Centre culturel français de Milan e della Fondazione Stelline di Milano, che si tiene fino al 27 aprile alla Fondazione Stelline e che vede protagonisti alcuni tra i più autorevoli pensatori, scrittori e poeti francesi – Georges Didi-Huberman, Jean-Luc Nancy, Nathalie Heinich e Jean-Christophe Bailly – confrontarsi sul tema della contemporaneità.
Tutti gli incontri si tengono alle ore 15.00, ad ingresso libero (posti limitati) con traduzione simultanea.

Il secondo appuntamento è per mercoledì 22 marzo, col filosofo Jean-Luc Nancy che ha insegnato nelle università di Strasburgo, San Diego e Berlino, e ha prodotto opere fondamentali tanto nel campo della filosofia politica quanto in quello dell’estetica. Alla sua opera Jacques Derrida ha dedicato un monumentale saggio dal titolo Le toucher. Jean-Luc Nancy. Tra i suoi libri più recenti tradotti in italiano: L’intruso (Cronopio, 2000), Essere singolare plurale (Einaudi, 2001), La creazione del mondo (Einaudi, 2003), La pelle delle immagini (Bollati Boringhieri, 2003), Corpus (Cronopio, 2004).

Nel suo intervento, del titolo L’arte, oggi? Oggi, l’arte?, il più originale filosofo francese vivente articolerà in tre punti la sua conferenza sull’arte.
In primo luogo, cercherà di distinguere l’”arte di oggi” dall’”arte contemporanea”, poiché in quest’ultima espressione rientrano una serie di luoghi comuni ambigui. Primo fra tutti la nozione stessa di “contemporaneo”. Questa ambiguità indica, quindi, che l’arte stessa non sa più dove cercare la propria contemporaneità. L’”oggi” nasce da una lunga serie di cesure e mutazioni fondamentali; nasce dallo svanire di tutti i sistemi di significato disponibili (teologici, mitologici, politici, simbolici). In un certo senso, è proprio l’”oggi” la descrizione di queste rotture, delle loro storie, riprese, ecc. L’arte, oggi, si interroga su questa scomparsa del senso in generale e del proprio senso in particolare. L’arte d’oggi come ripresa del gesto artistico in se stesso: reinvenzione, rinascita o nuova apertura dell’arte a se stessa.

Gli altri incontri del ciclo si terranno:

Mercoledì 5 aprile Nathalie Heinich ‘L’arte contemporanea come genere o come paradigma?’

Giovedì 27 aprile Jean-Christophe Bailly ‘L’istante e la sua ombra. Riflessioni sul fotografico’

Come afferma Federico Ferrari – filosofo e docente di ‘Elementi di filosofia contemporanea’ e di ‘Fenomenologia dell’arte contemporanea’ all’Accademia di Belle Arti di Brera – tra i promotori dell’iniziativa, “Da più parti sembra levarsi una voce che ripete, in modo più o meno preoccupato, che il nostro sarebbe un tempo che ha perso tutti i punti di riferimento, privo di costellazioni e astri capaci di indicare la direzione: un tempo del disastro. L’umanità intera starebbe vagando nel buio, verso la notte dei tempi. Di qui il proliferare di un tono apocalittico nei media e il propagarsi di un sentimento diffuso di insicurezza. Il mondo dell’arte è senza dubbio specchio di questo chiaroscuro dell’anima contemporanea, di questa oscillazione melanconica o gravida di speranze che penetra ogni pratica e ogni pensiero. È con questo spirito che abbiamo affidato ad alcuni tra i più autorevoli pensatori, scrittori e poeti francesi il compito di esplorare i confini di questo spazio, di questa infinita distesa inesplorata, simile a un foglio bianco, su cui la contemporaneità si apre. Non poteva che nascere un invito senza riserve a tracciare o indicare nuove vie: carta bianca a…”.

Nathalie Heinich (1955), sociologa. E’ direttore di ricerca presso il CNRS. Si è specializzata nella sociologia dell’arte, indagando lo statuto dell’artista, la nozione d’autore e la questione dell’identità. Ha inoltre svolto una più vasta e articolata riflessione sull’arte contemporanea e la sua fruizione. Tra le sue opere: La Gloire de Van Gogh. Essai d’anthropologie de l’admiration (Minuit, 1991), Du peintre à l’artiste (Minuit, 1993), États de femme. L’identité féminine dans la fiction occidentale (Gallimard, 1996), Le Triple jeu de l’art contemporain (Minuit, 1998) e L’Elite artiste. Excellence et singularité en régime démocratique (Gallimard, 2005).

Jean-Christophe Bailly (1949), scrittore e drammaturgo. Ha fondato e diretto più riviste: Fin de siècle, Aléa e la collana ‘Détroits‘. Autore di numerose opere, ta cui: Description d’Olonne (Bourgois, 1992), La comparution (Bourgois, 1991), Adieu, essai sur la mort des dieux (Aube, 1993), L’apostrofe muta (Quodlibet, 1998), Le champ mimétique (Seuil, 2005). Ha anche scritto studi sull’arte e monografie, in particolare dedicate a Gilles Aillaud, Marcel Duchamp, Koo Jeong-A, Kowalski, Jacques Monory, Kurt Schwitters e ai ritratti del Fayoum.

Info:
Milano, Fondazione Stelline (corso Magenta 61) – Ingresso libero, posti limitati
tel. 0245462.411; fondazione@stellline.it; www.stelline.it; tel 0248591928; www.lecentreculturelfrancaisdemilan.it

Link: http://www.stelline.it

Email: fondazione@stellline.it