I BRONZI DI RIACE COME LA GIOCONDA

" I Bronzi di Riace, trent’anni dopo essere venuti dal mare, tornano a pretendere attenzione. Si riaffacciano sul mondo della cultura per averne l’onore più alto: conoscere finalmente la loro vera storia terrena, il loro effettivo valore e il loro destino nella società mutata. Lo fanno, in compagnia di altri tesori italiani (le Ville Venete, l’affresco del Buon Governo a Siena, Montefalco in Umbria, il Borgo Medievale a Torino), con una ricerca della Fondazione Giovanni Agnelli: L’opera e l’esperienza. Percorsi di vita del bene culturale. Condotta da un gruppo di studiosi guidati da Peppino Ortoleva e Maria Teresa Di Marco, l’indagine sarà presentata oggi, insieme con gli autori, da Patrizia Battilani, Walter Santagata e Antonio Paolucci.

La " " Statua A" " e la " " Statua B" " erano già diventate i Bronzi di Riace nell’ottobre 1972, quando il sovrintendente Giuseppe Foti ne annunciò la scoperta a un convegno sulla Magna Grecia, due mesi dopo quel 16 agosto in cui si erano rivelate davanti alla spiaggia calabrese, tra le sabbie del fondale, all’archeologo subacqueo Stefano Mariottini, poi liquidato con 82 milioni di lire. La comunità scientifica s’interrogò su quei reperti. Giunti dalla Grecia o dalla Magna Grecia? Perduti in un naufragio? Di quale nave? In quale epoca? Figli del sommo Fidia?

Alti due metri, cornee d’avorio, denti d’argento, labbra di rame rosssiccio, subito apparvero eroi di prestante bellezza il 15 dicembre 1980 al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, stupefacenti prove di un raffinato maquillage del quale una mostra documentava tecniche e procedure. Ma nessuno immaginava a quale marcia trionfale i guerrieri si accingessero: 600 mila visitatori nei sei mesi di esposizione fiorentina, 350 mila nelle due settimane al Quirinale, dove Pertini li aveva voluti ospiti prima che fossero avviati al Museo Nazionale di Reggio Calabria, loro recapito definitivo.

Paola Pallavicini segue la coppia superstar – pretesa da Riace, invitata alle Olimpiadi di Los Angeles, contesa da sponsor – nell’intrecciarsi delle dispute accademiche con quelle turistico-economiche; del valore " " scientificamente attribuito> con il valore L’opera si confronta con l’esperienza, sottolinea il titolo scelto da Peppino Ortoleva per la ricerca che scandaglia la vita extracorporea dell’arte con il pubblico di oggi. Che cosa è accaduto tra l’Allegoria degli Effetti del Buono e del Cattivo Governo e i 200 mila che nel 2000 l’hanno ammirata nel Palazzo Civico senese? Il ciclo commissionato a Ambrogio Lorenzetti nel 1377 ha assunto un valore universale, " " il bene del comune diventa bene comune, scrive Susanna Salvadori che ha intervistato pubblici operatori cui il bene è affidato per confrontarli
Autore: Alberto Sinigaglia

Fonte:La Stampa