GINEVRA. Philippe De Champagne fra politica e devozione.

Ginevra, fino al 13 gennaio 2008.

Per la prima volta vengono riuniti a Ginevra, grazie a un accordo con il Palais des BeauxDal 1952 non si celebrava questo stupefacente artista in una personale (il suo catalogo ragionato uscì nel 1976, con parecchio da completare).
La mostra prende l’avvio dalle grandi tele commissionate da Maria de Medici (grande ammiratrice del pittore): il giovane eseguì la decorazione del Convento delle Carmelitane di Faubourg Saint-Hacques, e creò sei opere di straordinaria potenza e monumentalità.
Si vedono così La presentazione al tempio, dalla sapiente composizione architettonica, con panneggi di colori splendenti influenzati dal realismo fiammingo, ma anche ascendenze di Piero della Francesca, e La Resurrezione di Lazzaro (le altre sono andate perdute). Sorprendenti gli squarci di paesaggio che affiorano nei dipinti, delicati, minuziosi.
Divenuto pittore di corte, dopo la fuga di Maria de Medici nei Paesi Bassi, Champagne ebbe la profonda ammirazione del Cardinal Richelieu che gli commissionò un gran numero di ritratti. Champagne dipinse una decina di volte il Ministro-Cardinale con i simboli del suo potere. Qui compare quel ritratto minuscolo, severo e asciutto, di profilo, inviato al Bernini per il busto marmoreo. Ragion di Stato e pietà si mescolano ne Il voto di Luigi XIII: il  sovrano si pone sotto la protezione della Vergine della Passione in vista della futura guerra dei Trent’anni.
Champagne adattò poi il linguaggio ai temi e alla severità del Monastero di Port-Royal e dei Giansenisti. La figlia Caterina, entrò nel Convento, cominciarono così i rapporti con i dignitari e le Suore di Port-Royal. Sono fra i ritratti più profondi e intensi: ecco Jean Duvergier de Hauranne, imprigionato da Richelieu, camicia candida, sguardo fiero.
Contrari al culto delle immagini, i Giansenisti accettarono in Convento l’Ultima Cena di estremo rigore e severità. Dopo la distruzione del Monastero di Port-Royal nel 1710, le sole tracce di immagini dei Giansenisti sono le tele di Champagne. Più teatrali, vivaci due ritratti dedicati a personaggi legati al movimento, Omer Talon e Pomponne de Belliève. Pure Anna d’Austria, divenuta regina gli comandò decorazioni e opere: così vediamo la regina che presenta i due figli alla Santa Trinità.
Gli anni estremi sono destinati alla pittura religiosa per palazzi e chiese. L’artista si dedicò all’Ordine Cartesiano, che aveva voti di povertà simili a quelli dei Giansenisti. In questo periodo dipinte il capolavoro assoluto, Il Cristo morto (viene dal Louvre) che colpisce per gravità, serietà, profondità, ascetismo come gli splendidi Cristo in croce. Classicismo e realismo si conciliano in lui alla perfezione.

Autore: Fiorella Minervino

Fonte:La Stampa