FIRENZE: Il patriota Ghirlandaio – Restaurata la cappella Sassetti.

Si sono conclusi i restauri degli affreschi di Domenico Ghirlandaio con le “Storie di san Francesco” nella Cappella Sassetti in Santa Trinita; eseguiti tra il 1483 e il 1485 su commissione di Francesco Sassetti, banchiere di fiducia dei Medici, che la acquistò nel 1479.

Aderendo al programa iconografico ideato da Agnolo Poliziano (che figura ben due volte negli affreschi), Ghirlandaio realizzò una vera e propria celebrazione di Firenze umanistica e rinascimentale: piazza Santa Trinita con la facciata ancora trecentesca della chiesa e piazza della Signoria, con la Loggia dei Lanzi ancora priva di sculture, pensata come un’improbabile piazza San Pietro, fanno infatti da cornice a episodi della vita di san Francesco che si sarebbero svolti a Roma, come “La conferma della regola da parte di Onorio III” e “Il miracolo della resurrezione del fanciullo”. L’intento di esaltare la signoria di Lorenzo il Magnifico e la borghesia imprenditoriale e finanziaria di Firenze, che aveva conquistato quel potere che altrove era appannaggio di dinastie feudali o militari, è evidente in quella straordinaria galleria di volti, che Warbourg definì “incunaboli della ritrattistica italiana”, ma anche nella cura dei dettagli di vesti preziose ed eleganti, ma non sfarzose.

Testimone straordinario di un’epoca, dei suoi costumi e delle cerimonie dignitose e sobrie proprie del modo di vita fiorentino, Ghirlandaio coniuga la rigorosa concezione disegnativa e prospettica della tradizione fiorentina, ai suggerimenti, per quella minuziosa indagine della realtà che offrivano i capolavori di scuola fiamminga giunti nella città toscana.

Gli unici interventi documentati nella cappella risalgono al 1892, eseguiti da Cosimo Conti e Dario Chini, poi, forse negli anni Quaranta, e infine dopo l’alluvione del 1966, per mano di Leonetto Tintori tra il ’67 e il ’68.

Il restauro odierno, diretto da Maria Matilde Simari della Soprintendenza, con la consulenza del geometra Eugenio Chellini, è stato eseguito nel tempo record di un anno dalla ditta Arc di Amedeo e Alessio Lepri, coadiuvati nei rilievi dall’architetto Alessandra Lepri.

È stato reso necessario non solo dall’ingente strato di polveri, ma anche dalla presenza di distaccamenti dell’intonaco dipinto in porzioni ridotte ma diffuse; nella volta si erano inoltre registrati fenomeni di solfatazione con sollevamenti e cadute di colore e numerose stuccature che risultavano alterate da precedenti restauri. Nelle reintegrazioni cromatiche della microlacune o di quelle di maggior estensione si è cercato di rispettare le precedenti integrazioni e di seguire un criterio di riordino estetico, come nel caso delle decorazioni che Dario Chini aveva eseguito nel 1892, nella fascia dell’arcone di accesso alla cappella, raccordando l’interno, affrescato con le «Storie di san Francesco», e la lunetta esterna con la “Sibilla Tiburtina che annuncia ad Augusto la nascita di Cristo”, la raffigurazione del David e lo stemma Sassetti: parti che erano state invece coperte da un intervento purista ai primi del Novecento. Importante è stata la campagna di indagini conoscitive per indagare a fondo le tecniche esecutive del Ghirlandaio e le sue modalità di lavoro, svolte dal Laboratorio dell’Opificio delle Pietre Dure (Giuseppe Laquale per le indagini preliminari, il chimico Giancarlo Lanterna e Thierry Radelet per la riflettografia): oltre all’individuazione dei vari pigmenti e materiali, riconosciuti con indagine a fluorescenza x e con riflettografia mutispettrale, alla comprensione dei vari ritocchi eseguiti a secco e delle lumeggiature a missione è stato possibile distinguere le diverse “giornate”, scoprendo i lunghi tempi e la meticolosità del Ghirlandaio nel dipingere i ritratti più importanti, due o anche solo uno alla volta, con tratti di colore sottili e sovrapposti, con la costruzione del volto tramite lo spolvero e l’utilizzo di linee prospettiche: il che significa che la scena dei funerali, dove sono trentasei figure, è stata dipinta in trentasei “giornate” con interventi separati di stesura del colore. È stata infine realizzata un’immagine virtuale del ciclo affrescato, che aveva molte più dorature e anche altri colori che ora, alterati, si presentano col rosso cupo del “morellone” di preparazione.

Nella stessa cappella, che fu compiuta in un breve giro di anni, Ghirlandaio dipinse anche la pala d’altare raffigurante l’”Adorazione dei pastori”, il cui tema legato alla nascita, alla morte e alla resurrezione si intreccia con quello della vità di san Francesco negli affreschi; nella cappella Sassetti fece porre la propria tomba in basalto insieme a quella della consorte Nera Corsi, opera di Girolamo da Sangallo (1485-90).

Autore: Laura Lombardi

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line