FERRARA. Turner e l’Italia.

Artefice di una autentica rivoluzione pittorica, Turner ha dato vita ad una tipologia di paesaggio che ha aperto la strada alle correnti moderne della pittura europea. L’Italia ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione del suo stile: affascinato dal nostro paese e dalla sua tradizione artistica, Turner vi si recò molte volte trovandovi l’ispirazione per alcuni dei suoi più celebri dipinti. Ferrara Arte e la National Gallery of Scotland di Edimburgo dedicano al grande pittore romantico e al suo legame con l’Italia una mostra affascinante che, ripercorrendo l’intero arco della sua carriera – dai quadri giovanili fino ai meravigliosi e commoventi capolavori dell’ultimo periodo – ricostruisce tutti i viaggi e gli spostamenti del maestro nella penisola.

La mostra
Joseph Mallord William Turner (1775-1851) è il più grande pittore romantico. La sua arte, nata dall’emozione provata davanti allo spettacolo della natura, è la restituzione di «qualche cosa di inafferrabile», la creazione di uno spazio del tutto nuovo e moderno, intriso di luce e di colore, nel quale si dissolve la prospettiva.
L’Italia ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione della sua poetica. Fin dalla giovinezza e poi durante tutta la sua vita egli fu affascinato dal nostro paese e dalla sua tradizione artistica. Ancor prima di recarvisi in viaggio, quando era allievo di Thomas Monro a Londra, già studiava le opere di soggetto italiano dei maestri antichi e moderni. In seguito, durante i suoi soggiorni in Italia, realizzò acquerelli e disegni dal vero che utilizzò poi come studi preparatori per molte delle sue più belle e celebri creazioni.

Ferrara Arte, in collaborazione con la National Gallery of Scotland di Edimburgo, organizza una mostra che affronta, per la prima volta in maniera esaustiva, questo nodo cruciale nella produzione del grande artista inglese, analizzandone tutti gli aspetti e ricostruendo i viaggi e gli spostamenti del maestro nella nostra penisola. Con un’ampia selezione di opere – olii, acquerelli, disegni, incisioni e taccuini provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo – la rassegna ripercorre l’intero arco della produzione di Turner, dai quadri giovanili fino agli straordinari capolavori dell’ultimo periodo.

Ad accogliere il visitatore sono olii e acquerelli che ritraggono ‘sublimi’ scenari montuosi della Gran Bretagna e fresche vedute di paesaggi italiani. Queste opere, dipinte dal giovane artista prima di recarsi in Italia, mostrano come egli fosse attento a cogliere la lezione dei maestri del passato e, al tempo stesso, guardasse la più moderna pittura di paesaggio inglese contemporanea, in particolare Robert Cozens e Richard Wilson.

Il percorso prosegue con una serie di quadri e opere su carta in cui Turner trascrive magistralmente le emozioni provate lungo il cammino che nel 1802, attraverso la Francia prima e le Alpi poi, lo portò per la prima volta in Italia.
Una volta tornato in patria, è lo studio delle opere dei grandi maestri conservate a Londra a permettere all’artista di mantenere vivo il ricordo delle vedute italiane. I paesaggi classici, in particolare quelli di Claude Lorrain, attraggono la sua attenzione e gli ispirano un gruppo di dipinti caratterizzati da una calda e morbida luminosità.

Nel 1819 Turner visita l’Italia per la seconda volta e soggiorna a Venezia, Roma e Napoli. Questo secondo e più approfondito incontro con il nostro paese segna fortemente la sua immaginazione e imprime una svolta decisiva al suo stile. Nascono gli splendidi acquerelli che raccontano la traversata delle Alpi e gli album di schizzi dove l’artista ha annotato paesaggi, edifici e figure di viaggiatori. Dall’esperienza di questo viaggio scaturiscono anche alcuni maestosi olii di grande formato realizzati dopo aver fatto ritorno in Inghilterra: sono spettacolari vedute di Roma ricolme dell’emozione provata dall’artista di fronte alle bellezze della città eterna.

Negli anni Venti Turner si dedica soprattutto al paesaggio inglese ma, anche in questo caso, le opere cui dà vita sono profondamente intrise delle atmosfere respirate in Italia. L’artista attinge spesso ai ricordi e agli schizzi eseguiti durante l’ultimo viaggio per comporre in atelier i suoi dipinti e per realizzare gli acquerelli destinati all’edizione del pregiato volume di Rogers, Italy. Turner si reca nuovamente in Italia nel 1828-29. Soggiorna soprattutto a Roma dove espone alcuni importanti quadri e acquista, per il suo mecenate Lords Egremont, una scultura antica. È un periodo fecondo per l’artista che realizza alcune delle più ambiziose opere della sua maturità: grandi e scenografiche vedute realizzate in punta di pennello, ma anche originali olii in cui l’artista libera la sua mano dando vita a composizioni dai tratti pittorici quasi ‘astratti’, veri e propri studi sulla luce e sul colore che preannunciano i futuri sviluppi della sua maniera.

La mostra si chiude con due spettacolari sezioni dedicate ai capolavori realizzati a Venezia e alla svolta radicale degli ultimi anni durante i quali raggiunge esiti di una modernità sorprendente.
Turner visita la città lagunare in tre occasioni e l’impatto che l’arte, l’architettura e soprattutto la luce di questa città hanno su di lui, plasma in maniera decisiva l’ultima fase della sua pittura. Venezia ispira alcuni dei suoi più straordinari dipinti e acquerelli, vedute della laguna in cui i confini tra acqua, aria e terra si annullano e il paesaggio è dissolto in liriche sinfonie di luce e colore.
L’esperienza veneziana segna nell’arte di Turner un punto di non ritorno. Dell’aspetto narrativo rimane traccia quasi esclusivamente nei titoli delle opere che spesso richiamano ancora i soggetti italiani. Nel dar vita ai paesaggi degli ultimi anni, più che al mondo sensibile l’artista sembra ora rivolgere il proprio sguardo all’universo interiore, un territorio immateriale che non conosce limiti. In queste opere meravigliose e commoventi che concludono il percorso di mostra «l’immagine si isola o si diffonde in un cosmo di profondità sconfinata, non misurabile».

Info:
dal 16 novembre 2008 al 22 febbraio 2009
Aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso: 9.00-19.00 orario continuato. Aperto anche 8 dicembre, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio
(la biglietteria chiude 30 minuti prima).
Palazzo dei Diamanti  – Corso Ercole I d’Este, 21 – 44100 Ferrara
Biglietto d’ingresso: Intero: euro 10,00 – Ridotto: euro 8,00 (dai 6 ai 18 anni, over 65, studenti universitari, categorie convenzionate, visitatori con biglietto del Museo Archeologico Nazionale e del Museo di Casa Romei)
Gruppi (almeno 15 persone): euro 8,00 (1 accompagnatore gratuito ogni 20 persone)
Gruppi scolastici: euro 4,00 (gratuito per 2 accompagnatori)
Gratuito: bambini sotto i 6 anni, portatori di handicap con un accompagnatore, giornalisti con tesserino, guide turistiche con tesserino, militari in divisa.
Tariffe visite guidate per gruppi (massimo 25 persone): Adulti: euro 80,00; Scuole Medie e Superiori: euro 65,00; Scuole Elementari e Materne: euro 45,00.
La card Musei consente l’ingresso a un prezzo di assoluto favore a tutti i Musei Civici e l’ingresso a prezzo ridotto alla mostra.
Presentando il biglietto ferroviario per Ferrara si ha diritto a una riduzione sul biglietto d’ingresso alla mostra: euro 8,00 anziché euro 10,00 (non cumulabile con altre riduzioni)
Call Center Ferrara Mostre e Musei: informazioni, prenotazioni, prevendita
tel. 0532.244949 fax 0532.203064
lunedì-venerdì: 8.30-18.30; sabato e prefestivi: 9.00-18.00; domenica durante il periodo di mostra: 10.30-15.30.

L’artista
Turner è considerato uno dei massimi pittori inglesi e uno tra i più importanti esponenti del Romanticismo. Nei 76 anni della sua vita, che coincisero con un’epoca di grandi trasformazioni politiche, sociali e culturali – basti pensare alle guerre napoleoniche e alla rivoluzione industriale – egli ha sempre guardato con curiosità e interesse alla realtà del suo tempo, reinterpretandola con una vena visionaria e radicale. Muovendo dalla lezione dei maestri antichi egli ha letteralmente rivoluzionato il genere del paesaggio, offrendo un esempio per generazioni di artisti ben oltre la soglia del Novecento.

Una personalità così geniale crebbe, sorprendentemente, in un ambiente relativamente modesto. Turner nacque nel 1775 a Londra, nel quartiere popolare di Covent Garden, e, in seguito alla malattia della sorella, venne affidato ad uno zio materno residente a Brentford, il quale lo iscrisse alla scuola locale, dove il ragazzo ebbe la sua unica istruzione regolare. All’età di quattordici anni Turner scoprì la propria vocazione artistica, trovando un sostegno nel padre, barbiere a Covent Garden, e si iscrisse alla Royal Academy School, lavorando contemporaneamente nello studio dell’architetto e topografo Thomas Malton. Inoltre, il giovane e ambizioso talento non perdeva occasione per estendere la propria cultura letteraria e visiva, studiando gli autori classici e visitando mostre, aste e importanti collezioni private, grazie ai precoci contatti stabiliti con grandi mecenati favoriti dalle conoscenze del padre. In questo periodo egli iniziò a viaggiare durante il periodo estivo per realizzare studi di paesaggio dal vero, un’abitudine che avrebbe mantenuto sino in età avanzata: le sue prime destinazioni furono l’Inghilterra, il Galles e la Scozia.

Turner esordì con un acquerello all’esposizione della Royal Academy del 1790 e, nel 1796, vi presentò il suo primo dipinto ad olio. A partire da questa data egli mancò raramente questo prestigioso appuntamento, che gli consentì di ottenere importanti riconoscimenti pubblici, primo fra tutti l’elezione a membro della Royal Academy, nel 1802, all’età di soli ventisette anni. Un altro fondamentale riconoscimento gli venne nel 1811, quando fu nominato professore di prospettiva presso la stessa istituzione, incarico che gli offrì l’opportunità di approfondire i diversi problemi teorici legati alla pittura di paesaggio.

Nel frattempo, nel 1802, Turner viaggiò per la prima volta nel continente. La pace di Amiens tra Inghilterra e Francia gli permise, infatti, di attraversare la Manica, di visitare Parigi e di studiare i maestri del passato al Louvre. Di qui egli si diresse verso le Alpi e la Valle d’Aosta, dove ebbe il suo primo contatto diretto con l’Italia. I disegni abbozzati nei suoi taccuini gli offrirono, al rientro a Londra, una preziosa fonte di ispirazione per dipinti ed acquerelli, per merito dei quali raccolse i primi importanti successi alle esposizioni londinesi. Dal 1804 Turner poté inoltre moltiplicare le occasioni per esporre il proprio lavoro, grazie all’apertura di una propria galleria.
Con la fine delle guerre napoleoniche si aprì finalmente la possibilità di organizzare un lungo viaggio in Italia. Partito da Londra nell’estate del 1819, Turner visitò diverse località italiane, tra cui Torino, Milano, i laghi, Brescia, Verona, Padova, Venezia, Bologna, Rimini, Ancona, Loreto, Spoleto, Civita Castellana, Roma, Napoli, Paestum, Firenze. Questo secondo e più approfondito soggiorno nella penisola lasciò un’impronta profonda nella sua pittura, che di qui in avanti si arricchì della luce e dei colori conosciuti in Italia, suscitando talvolta sconcerto nei cronisti contemporanei.
A partire dagli anni Venti Turner dedicò molte energie alla realizzazione di illustrazioni per prestigiosi progetti editoriali, un’attività che lo aveva impegnato sin dalla fine del Settecento, e che ora si era notevolmente intensificata, contribuendo enormemente a diffondere la sua notorietà.

Nel 1828 Turner compì un terzo viaggio in Italia, fermandosi soprattutto a Roma. Qui egli trascorse uno dei periodi più felici della sua esistenza: nominato membro dell’Accademia di San Luca, egli condusse un’intensa vita sociale, a contatto con l’ambiente artistico romano e con la pittoresca comunità di stranieri ivi residenti, senza per questo trascurare il lavoro, di cui rimane testimonianza in un importante nucleo di dipinti e bozzetti. Altrettanto fondamentali furono gli ultimi due soggiorni italiani, dedicati a Venezia e al paesaggio lagunare. Questi produssero degli effetti duraturi e irreversibili nell’opera di Turner, che di qui in avanti appare concentrata sullo studio della luce e dei fenomeni atmosferici e sulla sperimentazione di gamme brillanti di colore puro, con esiti magici e quasi astratti. Sono le opere decantate da John Ruskin nel volume sui pittori moderni apparso nel 1843, nel quale Turner viene celebrato come il più grande esponente dell’arte moderna.

Insignito delle più alte onorificenze, nominato Presidente della Royal Academy nel 1845, nella tarda maturità Turner godette di una fama straordinaria, che, dopo la sua morte, non avrebbe cessato di crescere.
In questa fase estrema della sua vita la scomparsa del padre e degli amici più stretti contribuì a sviluppare in lui una vena di pessimismo, che lo indusse ad isolarsi nella villa di Cheyne Walk, senza tuttavia soffocare il suo desiderio di viaggiare attraverso il continente – fino al 1845 – e di dedicarsi alla pittura.
Turner si spense nel 1851 e venne sepolto nella cripta della cattedrale di St Paul.

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