CREMONA. PICCIO l’ultimo romantico.

La mostra – promossa e organizzata dall’Apic di Cremona con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con il contributo della Regione Lombardia ed in collaborazione con la Galleria d’Arte Moderna di Milano, la Provincia e il Comune di Bergamo, la Provincia e il Comune di Varese, l’Accademia Carrara di Bergamo, i Musei Civici di Pavia, il Museo civico Ala Ponzone di Cremona e il Club Unesco «Il Caravaggio» di Treviglio (BG) – è stata ideata e sviluppata a partire dalla ricorrenza del bicentenario della nascita di Giovanni Carnovali, detto il Piccio (Montegrino Valtravaglia, Varese, 1804) allo scopo di valorizzare un artista particolarmente significativo nell’innovazione di un linguaggio specifica-mente lombardo in grado di confrontarsi con le sperimentazioni più moderne in ambito europeo.

Come i Macchiaioli toscani o gli Impressionisti francesi, Giovanni Carnovali, detto il Piccio (perché sin da bambino aveva dimostrato la sua genialità), nato a Montegrino presso Luino nel 1804 e morto a Cremona nel 1873, è stato uno di quei pittori che, incompresi dalla loro epoca e dimenticati, sono stati finalmente apprezzati e riconosciuti in tutta la loro grandezza nel Novecento. La riscoperta di questo artista molto bizzarro per temperamento e stile di vita, ma che fu uno straordinario innovatore, si deve, prima che alla critica, proprio ad alcuni protagonisti del nostro Novecento che come Nomellini, Previati, Carrà e de Chirico soprattutto scorsero in lui il fondamentale tramite tra la sensibilità romantica (tanto che lo si può considerare l’“ultimo romantico”) e quella delle prime avanguardie. Infatti il suo linguaggio pittorico molto moderno è stato considerato come anticipatore delle esperienze della Scapigliatura, del Divisionismo e addirittura del Futurismo. In realtà il Piccio ha elaborato un nuovo modo di vedere e di rappresentare il mondo rifacendosi alla tradizione del naturalismo lombardo, la cosiddetta pittura della realtà, da Lotto e Moroni al Ceruti, e alle suggestioni luministiche di Leonardo e del Correggio.

Questa mostra, sicuramente quella più importante e completa a lui dedicata, ripropone a trent’anni dall’ultima rassegna, quella del 1974 a Bergamo, circa centocinquanta tra dipinti, disegni e bozzetti, mettendolo a confronto con Appiani, di cui può considerarsi l’erede, e con gli altri protagonisti dell’Ottocento lombardo, come Hayez, Trécourt, Ranzoni, Faruffini, Cremona. Sfilano, spesso resi con un realismo impressionante, i personaggi da lui raffigurati.

Nobili e borghesi, imprenditori e intellettuali, tra Cremona e Bergamo (che furono le sue città d’adozione) a comporre lo straordinario ritratto di una società in mutamento. Mentre nei bellissimi dipinti sacri si mostra all’altezza degli antichi maestri da lui studiati. Infine i paesaggi sono tutti veri capolavori.

Resi attraverso le impressioni e i diversi stati d’animo, vi ritroviamo un sentimento panico della natura per cui la visione si dissolve nella luce come nei dipinti di Turner.

Molti aspetti della vita di Piccio rimangono ancora misteriosi, come il leggendario viaggio a Parigi dove sarebbe andato a piedi attraverso la Svizzera, o come gli amori infelici. È certo che non aveva pace, come dimostra il suo continuo errare, alla ricerca di nuovi spunti pittorici, nella campagna lombarda o lungo le rive del Po dove amava nuotare sfidando la corrente.

E proprio nelle acque del gran fiume, ispiratore dei suoi paesaggi più belli, fu ripescato il suo corpo senza vita. Questa morte avventurosa ne alimenterà il mito di artista irregolare che la mostra ci restituisce in tutto il suo fascino.
 
Info:
Centro culturale Santa Maria della Pietà, dal 24 febbraio al 10 giugno 2007.
Dal martedì al sabato, ore 9-19   Domenica e festivi, ore 10-19
Chiusa il lunedì, tranne il 9 aprile 2007
Apertura straordinaria martedì 1° maggio 2007
APIC Cremona – tel + 39 0372 31222 (dal martedì alla domenica).

Link: http://www.cremonamostre.it

Email: apic@digicolor.net