Cesare ANNIBALDI: l’urlo di Zeri.

La civilizzazione di un popolo passa anche attraverso la tutela del patrimonio artistico.

L’impegno di Federico Zeri per la tutela del patrimonio culturale italiano, oggetto di uno studio di Rosaria Gioia e Marinella Pigozzi, è stato l’aspetto della sua attività che l’ha più caratterizzato presso l’opinione pubblica e lo ha reso un protagonista nel dibattito culturale, soprattutto a partire dalla metà degli anni ’70.
La sua voce si è infatti inserita con un accento specialissimo fra le molte (di associazioni, istituzioni, studiosi e giornalisti) che, a partire dal dopoguerra, nella nuova congiuntura politica, sociale ed economica, hanno sollevato, spesso appassionatamente, il problema della conservazione del patrimonio storico, artistico e ambientale, sempre più gravemente minacciato e inadeguatamente protetto.

Questa azione di pressione sul governo e sui responsabili della tutela si rivolgeva all’opinione pubblica attraverso i mezzi di informazione per creare una sensibilità diffusa verso le esigenze della tutela. I risultati di tale azione oggi appaiono migliori, sul piano della conservazione, di quanto considerato all’epoca, ma furono deboli per lungo tempo sul piano della formazione dell’opinione pubblica, anche perché non sempre la denuncia cercò d’incontrare le attese e gli interessi del pubblico.

Federico Zeri è riuscito, come forse nessun altro, a superare questa soglia d’insensibilità e raggiungere con le sue denunce e le sue proposte un pubblico sempre più vasto e articolato, viva via che passava dall’articolo di giornale, al libro e alla televisione. Alla base di questo successo c’era la sua spiccata personalità arricchita da un’esperienza culturale e di vita di grande fascino e la sua professata indipendenza di giudizio, ma soprattutto il grande conoscitore d’arte, lo studioso rigoroso.
Infatti dal legale da lui considerato essenziale fra la conoscenza e la tutela, deriva l’angolazione particolare che ha contraddistinto le sue denunce e le sue battaglie, rivolte in primo luogo contro le carenze dei responsabili della tutela e contro la Pubblica Amministrazione, che hanno messo in evidenza quanto le offese al patrimonio culturale dipendano dalle cattive scelte dovute alla loro incompetenza e incuria.

Questa valutazione viene da Zeri esemplificata nei molti casi, di cui nel libro si fa un’efficace rassegna, denunciati all’opinione pubblica, sia di episodi di malgoverno, sia di orientamenti sbagliati della Pubblica Amministrazione su alcuni temi di grande rilievo come la circolazione delle opere d’arte e il regime della notifica, gli acquisti da parte dello Stato, la cattiva conservazione e i furti di opere d’arte. La conseguenza di questa amara diagnosi è che, malgrado tutto ciò, è possibile modificare questa situazione, a condizione che si risolvano realmente due problemi annosi: quello della catalogazione generale del patrimonio culturale e quello della qualità e della preparazione dei funzionari responsabili.
Ma, come premesso, se l’impatto di Zeri sull’opinione pubblica è stato favorito dalla credibilità e dalla chiarezza delle sue posizioni, l’efficacia della sua comunicazione è stata decisiva per il suo successo, soprattutto attraverso un mezzo come la televisione, che Zeri ha saputo usare, assecondando tutte le opportunità che derivano dal mezzo. L’aver saputo adeguare il suo linguaggio, non aver rifiutato di dare alle sue presentazioni connotazioni anche spettacolari (con eccessi di cui si è più tardi rammaricato) l’individuazione di messaggi che stimolavano l’interesse del pubblico, sono alcuni degli aspetti che gli hanno garantito un ruolo di cui il libro dà un’utilissima documentazione.

In questi anni di battaglie, va infine ricordato che Federico Zeri non ha mai perso di vista quella che per lui era la ragione di fondo della conservazione del patrimonio artistico, la diffusione e la crescita dei valori civili e culturali dell’Italia.

E questo aspetto che è centrale ancora oggi, lo è stato fin dall’inizio dell’Italia Unita e, come illustrato in un saggio di Simona Trailo (La patria e la memoria) che ha studiato un caso campione di un territorio comprendente Umbria, Marche e Abruzzo, è stato affrontato dai governi unitari nelle politiche di nazionalizzazione delle culture regionali determinando anche per il patrimonio culturale un conflitto fra centro e periferia, che tende a riprodursi oggi dopo oltre un secolo.

Federico Zeri e la tutela del patrimonio culturale italiano, a cura di Rosaria Gioia e Marinella Pigozzi, pp. 256, Clueb, Bologna 2006, € 20;
La patria e la memoria. Tutela e patrimonio culturale nell’Italia unita, di Simona Trailo, pp. 262, Electa, Milano 2006, € 19.

Fonte:Il Giornale dell’Arte