CARI AMICI DEL NO PROFIT NON DOVETE TEMERE I PROFITTI

Il modello che piace a Paolo De Castro è il Teatro di Vienna. " Mette in scena trecento spettacoli l’anno e ha i conti in ordine. Da noi, invece, ci sono alcune blasonate istituzioni dell’opera che lavorano per un centinaio di serate e faticano a far quadrare i bilanci" .

La colpa, spiega il presidente di Nomisma, sta nel fatto che la possibilità di ottenere un profitto genera sospetti nel mondo del no profit, sempre restio ad adottare comportamenti simili a quelli della realtà finanziaria con cui deve per forza venire a patti. E’ un problema di governance, ma anche di gestione – insiste: " Non c’è nulla di male a guadagnare con attività di rilevanza sociale. A patto, però, che i proventi vengano reinvestiti in scopi omogenei con l’attività stessa" .

Tutto questo oggi avviene solo parzialmente. Sebbene l’universo no profit sia popolato da 221 mila istituzioni e amministri un volume di uscite da oltre 35 miliardi di euro (dati Istat 1999), gli addetti ai lavori si trovano più spesso a parlare di potenzialità che di risultati. " Bisogna ancora definire chiaramente i contorni del mercato – confessa De Castro – ed è necessario poter analizzare e valutare bene le possibilità dell’economia etica. Detto fatto. Stamane decolla Nomisma Terzo Settore, sforzo congiunto della Nomisma Spa e della Fondazione Isabella Seragnoli, ente votato a E’ un buon momento per partire, per fare ordine e alimentare il dibattito. Il governo sta attuando una doppia stategia per ridisegnare, da una parte, l’attività in generale delle Fondazioni e, dall’altra, per intervenire con una delega proprio sul Terzo settore.

" I recenti tracolli finanziari di giganti come Worldcom o Enron – spiega De Castro – hanno messo in evidenza la debolezza del sistema capitalistico americano. Fino a poco fa, i grandi capitani della finanza ci invitavano a imparare da loro. Adesso si cambia, cresce l’attenzione alla trasparenza e a valori etici. E noi possiamo insegnare qualcosa a loro."

Il qualcosa è un nuovo approccio al business etico, una mossa che coinvolga anche chi non fa della finalità sociale il proprio punto di arrivo principale. " Supponiamo di attribuire un rating ad hoc alle aziende °profit° che dimostrino una particolare sensibilità etica – suggerisce De Castro -, e stabiliamo che sia possibile dire che un prodotto o una azienda ha il merito di non sfruttare il lavoro minorile. Oppure che una certa impresa utilizzi una parte dei propri ricavi per fini sociali. Una volta ottenuto questo, il prodotto che va sul mercato diventa automaticamente più appetibile per i consumatori" . Magnifico. Ma mancano i criteri oggettivi per decidere su questa valutazione. " L’ambizione di Nomisma Terzo Settore è anche quella di arrivare ad avere la facoltà di attribuire un rating, ma è un progetto di lungo periodo – aggiunge l’ex ministro dell’Agricoltura -. Dobbiamo cominciare dal definire dei parametri oggettivi, qualcosa che consenta di disegnare una graduatoria sotto il profilo etico, sociale, del rispetto del territorio, eccetera. Il resto verrà da solo" .

L’altro problema chiave sul tavolo della nuova Fondazione è la gestione delle risorse. Ai tre mondi del Terzo settore – il volontariato, la cooperazione sociale e l’impresa civile – si chiede di compiere un salto di qualità proprio dal punto di vista dell’amministrazione e della strategia finanziaria. La cosa vale a maggior ragione per l’ultima categoria, si parli di ospedali, di musei o di teatri come quello virtuoso di Vienna.

" E’ corretto pensare che un centro ospedaliero sia condotto senza fini di lucro – dice De Castro – ma non bisogna dimenticare che tutto ciò richiede un movimento di investimenti, di spese in conto capitale. Qui va adottato l’impianto delle grandi fondazioni anglosassoni, che funzionano come vere e proprie aziende, producendo utili che poi non si trasformano in dividendi, ma sono reinvestiti in altre attività sociali" .

Nomisma Terzo Settore vuole accelerare il circolo virtuoso dell’etica per lo sviluppo. " Faremo studi e ricerche su questa strada per molti versi inesplorata" – assicura De Castro, convinto che " oggi molte cose non si possano fare perchè non c’è una base giuridica chiara" .L’attività tradizionale dell’istituto bolognese di analisi economica e settoriale continuerà in parallelo come sempre. Quella appena nata di analisi sociali, – che inizierà con un capitale di 600 mila euro – batterà una pista completamente nuova. Il presidente di Nomisma punta alla piena operatività per l’autunno, quando, guarda caso, entrerà nel vivo l’azione governativa per fondazioni e imprese sociali.

Autore: Marco Zatterin

Fonte:La Stampa