Beni (e disastri) culturali

Proclami, esternazioni, polemiche, blitz. Ma sotto il frastuono nulla, sul piano delle realizzazioni concrete. Anzi, il quadro è quello di una paralisi generale di ogni tipo di attività, anche di quelle già avviate. Con il rischio di bruciare le risorse già stanziate nella precedente gestione, che si aggiunge al taglio in finanziaria di oltre 500 miliardi, pari al 20% del passato budget del Ministero dei Beni culturali. Sì, un vero disastro quello creato da Sgarbi e Urbani, che ieri Giovanna Melandri – ex titolare del dicastero – ha denunciato apertamente: «Ogni attività, a partire da quella di restauro, è bloccata, tanto da mettere a rischio la realizzazione di progetti già finanziati per una cifra di 1000 miliardi. L’incapacità del duo Sgarbi-Urbani di mantenere elevato il rango delle politiche culturali è ormai manifesta». Eppure efficienza e dinamismo della passata gestione – tra il 1996 e il 2001-avevano ricevuto l’avallo della Corte di Conti. Che ad esempio, in tema di prolungamento dell’orario dei Musei, conferma la bontà della politica culturale dei governi dell’Ulivo. E gli indicatori positivi, rilevati dalla Corte, sono stati frutto di un impegno continuo e costante per aumentare le risorse nel settore. Riaprire musei chiusi, introdurre sconti per studenti e insegnanti, rendere le sale più confortevoli ed accoglienti. Oggi invece il governo Berlusconi non solo taglia in Finanziaria 500 miliardi nei Beni. Ma paralizza i cantieri di restauro, nonché i progetti per il piano del Lotto 2001 -2003. Mentre- accusa la Melandri – «alle richieste del personale vengono date risposte evasive e deludenti». Insomma non c’è alcuna volontà di mettere la cultura tra le priorità dell’agenda politica. Ma vediamo in successione due elenchi. Quello dei proclami mai attuati, e quello delle iniziative bloccate dagli Sgarbi quotidiani con il pleonastico consenso di Urbani. I Proclami. «Musei gratis per tutti», aveva detto Sgarbi. E invece, altro che gratuità! Nel passaggio all’Euro il prezzo del biglietto è stato arrotondato al rialzo. Museo della Shoah a Ferrara: progetto «affidato» a Massimilano Fuksas, ma di cui non è stata indicata alcuna copertura. Dunque, solo virtuale. «Via le scolaresche dai Musei!»: minacciata a gran voce, la cacciata. Ma rientrata (per ora) perché impopolare e assurda. Modifica della legge Lunardi sulla libera ristrutturazione intema degli edifici storici e di pregio artistico: modifica rientrata. Quella di Lunardi è ormai legge piena e inemendata. Privatizzazione dei Musei «Ottima», aveva detto Urbani. «Un obbrobrio!» aveva chiosato Sgarbi. Anche a seguito delle proteste universali del mondo artistico internazionale. Alla fine un emendamento del centro-sinistra (Griffagnini-Carli) l’ha impedita. Circoscrivendo la privatizzazione soltanto a alcuni servizi, come già nella normativa Ronchey, e di nuovo tanto rumore per nulla. Vendita di immobili: solo in parte ma purtroppo – grazie a Tremonti –sancita, e limitata da un emendamento dell’opposizione, che argina il taglio di ogni forma di tutela (ripristinando il 40% dei vincoli). Obelisco di Axum: «Mai tornerà in Etiopia», aveva detto Sgarbi, d’accordo con Gasparri. E però la Direzione Generale dell’Archeologia del Ministero ha dato parere favorevole al trasbordo. Quanto all’Etiopia, non molla. E chiede ufficialmente la consegna del monumento. E ancora – sempre tra i proclami – c’è l’annuncio di Sgarbi di impiantare a Firenze un ufficio periferico dei Beni culturali. Per seguire da vicino i progetti e la tutela. Lettera morta. Poi la promessa di Sgarbi di riawiare, su nuove basi, il progetto dell’Ara Pacis, previo accordo con Meyer. Ma l’architetto ha rivelato di aver parlato col sottosegretario nel suo studio a New York. E di non aver nulla da cambiare, di là dello scambio «interessante» con Sgarbi. Infine – ma questa è un’altra storia – Sgarbi aveva minacciato querele contro Veltroni e la Meandri, «piromani» e rei di aver distrutto il patrimonio italico. Risultato: è stata la Meandri a querelare Fin qui le rodomontate e le omissioni. E i «sabotaggi»? Eccoli. Uffizi, miliardi 80 stanziati, lavori fermi per la realizzazione della seconda uscita in Piazza Castellani, affidata all’architetto giapponese Arata Isozald. Museo dell’Audiovisivo a Roma, in piazza Civiltà del lavoro: concorso bloccato. Progetto della Reggia di Caserta, parte del piano Lotto 2001-3003: miliardi 16 stanziati, tutto fermo. Milano, raddoppio della Galleria di Brera: valore dei lavori 23 miliardi. Un progetto contestato da Sgarbi, e al momento affondato. Senza conoscere le linee della ristrutturazione su progetto di James Stirling, Sgarbi ha infatti esternato contro la colonna che reggerà la grande cupola vetrata: «Uno scempio, architettura fascista». E tra i progetti fermi, si annoverano inoltre: l’intervento dell’architetto De Carlo presso le mura di Urbino, osteggiato e bloccato. Quello a Villa della Regina a Torino. Alla Galleria nazionale dell’Umbria. Al Pantheon. Nonché il blocco dell’ampliamento degli spazi espositivi al Vittoriano a Roma. Chiude il secondo elenco, l’andamento a rilento dei lavori per il Centro delle Arti Contemporanee di Roma. In conclusione, dai due «elenchi» emerge un panorama desolante. Che rivela incapacità, rissosità e demagogia, tipici di un certi stile di governo, intriso più di «antipolitica» che non di cose fatte o da avviare. Ma la domanda è un’altra. C’è del «metodo nella follia di questi «Beni culturali»? Mettendo preliminare alla consegna del settore i privati e coerente con l’impostazione generale della Cdl su Welfare e lavoro? Giriamo la domanda proprio a Giovanna Melandri: «Non so – dice – se ci sia un mete do. Ma oltre all’incuria c’è un triplice rischio: mercantilistico, illiberale e localistico, cioè beni culturali a misura di picco] patrie. La velleità ideologica di privatizzai tutto? Improponibile: il nostro patrimonio è vastissimo, e non ci sono partner privati disposti ad investire a quel livello. poi c’è un " elitismo straccione" . La pretesa di sancire dall’alto il bello e il brutto, che mortifica le competenze e si chiude alla società, minacciando di cacciare le scolaresche dai Musei». Tiriamo allora le fila. vediamo la differenza col prima. Se il centro sinistra voleva fare dei «Beni» un pezzo del welfare – convertendoli in un investimento per stimolare la domanda cultura – per il centrodestra la cultura è zavorra. Consumo omologato di immagini o pretesa passatista d’elite. Mentre incombe – tragicomicamente – eventuale interim di Berlusconi, con valzer di poltrone.

Autore: Bruno Gravagnuolo

Fonte:L’Unità – Orizzonti