BAGHDAD CHE COSA SUCCEDERA’ AI TESORI SACCHEGGIATI

L’assalto al Museo: una vendetta contro il passato Saddam Hussein si vedeva come il ricostruttore di Babilonia Per gli sciiti poveri ed emarginati distruggere i reperti di un’epoca gloriosa significa rompere con quella tradizione.

Mentre gli archeologi fanno le stime stime dei danni al Museo di Baghdad è chiaro che le distruzioni sono state fatte più per vandalismo deliberato che per contrabbandare i pezzi archeologici. Sebbene centinaia, forse migliaia di oggetti siano stati rubati, infatti, decine di migliaia sono stati distrutti apposta. Il museo ha perso qualcosa come duecentomila pezzi. L’orgia distruttiva è un fenomeno bizzarro, dato il valore elevatissimo delle migliaia di oggetti che sono stati danneggiati a bella posta.

Va sottolineato però che la storia e l’archeologia irachene sono state sfruttate a fondo da Saddam Hussein e dal suo regime e la popolazione – soprattutto i mussulmani sciiti, spesso poveri ed emarginati – può aver identificato l’idea della gloriosa eredità storica dell’Iraq con l’odiata dittatura. Saddam Hussein si è spesso paragonato ad Hammurabi, legislatore babilonese vissuto nel XVIII secolo a. C., a Nabucodonosor, imperatore della Mesopotamia nel VI secolo a. C., persino all’antico re Sargon il Grande, uno dei primi regnanti mai conosciuti.

Nel palazzo principale due teste giganti di Saddam, con elmetti militari medievali, sorvegliavano il suo impero. E lui vedeva se stesso come il ricostruttore di Babilonia – non solo fisicamente ma anche politicamente. Aveva inserito nella ricostruzione dell’antica città centinaia di migliaia di mattoni con il suo nome inciso. Nel suo desiderio di espansione dell’Iraq moderno, si vedeva quasi letteralmente nell’atto di ricreare l’antica Assiria o l’antica Babilonia. Non per nulla le unità chiave della Guardia Repubblicana erano chiamate Hammurabi o Nabucodonosor e murales giganti di Saddam vestito come un antico imperatore della Mesopotamia incombevano anno dopo anno sulla popolazione.

Questo sfruttamento politico della storia e dell’archeologia – in cui il passato veniva reclutato per giustificare ogni oppressione – hanno generato sostanziale ostilità, soprattutto tra i poveri, per il concetto di “glorioso passato”. Ancora di più: è molto improbabile che i mussulmani sciiti si identifichino con quella che vedono come un’eredità della classe media sunnita. Gli archeologi sono anche molto preoccupati dal saccheggio della Banca Centrale di Baghdad, perchè alcuni dei più importanti tesori archeologici erano conservati qui, incluso il famoso tesoro di Ur e il tesoro della Regina proveniente dall’antica città assira di Nimrud. Non si sa ancora che fine abbiano fatto questi oggetti. Il museo dell’Iraq è uno dei più importanti musei al mondo, paragonabile – in termini di tesori archeologici antichi – al Museo Egizio del Cairo, al Louvre di Parigi, al Metropolitan di New York e al British Museum di Londra. Contiene più di centomila tesori antichi inclusi bassorilievi e sculture spettacolari, testi antichi e bellissime ceramiche. I pezzi esibiti, datati dal 7000 a. C. al mille d. C., testimoniano l’esistenza delle civiltà di Ur, Sumera, Babilonese, Assira, Persiana e del primo Islam. Alcuni degli antichi testi del museo sono tra i primi a descrivere le avventure di Gilgamesh, la figura eroica su cui si basa il Noè biblico. Altri testi rivelano le scoperte matematiche dell’antico Iraq descrivendo il cosiddetto “teorema di Pitagora” 1500 anni prima della nascita del matematico greco Pitagora.

Tutto quel che non è stato distrutto ma trafugato, andrà ai mercati d’arte occidentali, seguendo molto probabilmente la via della Giordania, poi Israele verso la Svizzera dove il materiale sarà smistato a New York, Londra, Parigi e Tokyo. In termini finanziari – si parla di svariati milioni di euro per articolo – le statue, i bassorilievi e i manoscritti più famosi sono i più costosi ma anche i più difficili da contrabbandare. In tutto il mondo ci sono solo poche centinaia di potenziali compratori per questo materiale così noto.

Deve essere venduto in gran segreto e i ricchi collezionisti con i loro musei privati illegali dovranno mantenere il segreto per sempre. Questi oggetti potrebbero essero danneggiati a bella posta e poi riparati male perchè diventi molto difficile per la polizia rintracciarli e riconoscerli. I Bassorilievi rischiano di venir tagliati in più pezzi e venduti separatamente con meno possibilità di attrarre l’attenzione. I manoscritti possono essere mutilati e venduti foglio per foglio. Più facile smerciare i pezzi piccoli, magari mai pubblicati su catalogo, come monete, tavolette cuneiformi, ceramica, statuette, arnesi di bronzo. Non sarà certo facile rintracciare gli articoli, perchè i saccheggiatori hanno danneggiato il sistema elettronico del museo che conteneva l’inventario. Gli archeologi lamentano che non c’è alcun piano per sventare l’esportazione selvaggia dell’eredità culturale irachena: c’è totale confusione se l’esercito degli Stati Uniti abbia o meno la responsabilità di proteggere i tesori storici del Paese, anche se il segretario di stato americano Colin Powell ha detto ieri che gli Stati Uniti si impegnano a proteggere il patrimonio storico iracheno ed a aiutare a riparare i danni provocati dai saccheggi del Museo. Powell ha detto di aver avuto contatti in tal senso con l’Unesco e con il collega greco Ghiorgos Papandreou per l’Ue: “Gli Stati Uniti si rendono conto dei loro doveri e stiamo assumendo il ruolo di maggiore responsabilità rispetto alle antichità in generale e al museo di Baghdad in particolare”.

Autore: David Keys

Fonte:Presstoday – La Stampa