Arriva la legge sul dono

La " rivoluzione" s’è consumata con appena una ventina di righe dattiloscritte, un emendamento alla finanziaria, un’aggiunta all’articolo 65 del testo unico delle imposte sui redditi, voce " erogazioni liberali per progetti culturali" . Sono le venti righe che segnano, anche per l’Italia, la via " americana" alle donazioni, che permetterà la deducibilità fiscale delle stesse alle imprese, approvata dal Senato e dalla Camera dei deputati dopo una lunga battaglia condotta da Giovanna Melandri, ministro per i Beni e le attività culturali. Per molti anni nel nostro paese si è discusso e dibattuto di questo, più di una voce s’era levata per modificare la legge Scotti che permetteva alle aziende di detrarre appena un quarto del valore delle donazioni. Avviarsi lungo una strada " americana" sembrava un sogno. E’ diventato realtà, lo ha realizzato Giovanna Melandri e nei corridoi del ministero dicono che questo sarà il coronamento del suo mandato. Per far diventare operative le modifiche in tema di erogazioni liberali, infatti, ci vorrà ancora qualche mese, probabilmente fino a primavera. C’e da avviare il meccanismo che è semplice e al tempo stesso abbastanza complesso. Ma il dado ormai è tratto.Le donazioni in denaro, interamente detraibili dal reddito di impresa, possono essere indirizzate a istituzioni pubbliche o private, allo Stato, alle regioni, agli enti locali, alle fondazioni e alle associazioni legalmente riconosciute, per lo svolgimento dei loro compiti istituzionali e per la realizzazione di programmi nel settori dei beni culturali e dello spettacolo. E’ uno spettro amplissimo in cui possono rientrare teoricamente associazioni come Italia Nostra, il Fai, un museo, una galleria o una fondazione d’arte o musicale. Teoricamente perché per beneficiare delle erogazioni liberali bisognerà far parte di un elenco i cui criteri saranno definiti dal ministero e dalle regioni. Insomma ci sarà bisogno di un incontro Stato-Regioni. Ma non dovrebbero esserci troppi problemi. Sarà un elenco, ha assicurato la Melandri, assai vasto e aggiornato periodicamente. I " regali" non potranno uscire da questo perimetro dove ciascun ente o soggetto beneficiario avrà una quota assegnata, un tetto massimo. Ma c’e anche un " tetto" annuale. Per il 2001 e di 270 miliardi. Superato questo perimetro, la quota singola assegnata o quella generale, le donazioni potranno continuare, i mecenati usufruiranno egualmente della deducibilità totale, ma enti o fondazioni dovranno versare allo Stato il 37 per cento della somma ricevuta. Questo perché con donazioni per 270 miliardi lo Stato, cosi e stato calcolato, " perderà" 100 miliardi di entrate, che sono già state iscritte a bilancio. Questo è il meccanismo che una volta a regime, secondo il ministero, potrà generare investimenti per 500 miliardi. " Con l’approvazione del collegato fiscale che accompagnava la finanziaria abbiamo portato i privati nel settore dei beni culturali e dello spettacolo. “Lo abbiamo fatto prendendo il meglio del modello americano”, ha affermato soddisfatta Giovanna Melandri. E’, sicuramente, l’inizio di un totale cambiamento. Nel futuro il direttore di una galleria o di una fondazione non potrà occuparsi, esclusivamente, di problemi culturali. O sarà affiancato da un manager o sarà lui stesso manager, dovrà cercare sponsor e finanziatori. Commenta Mina Gregori, storica dell’arte che a Firenze guida la Fondazione Longhi: " La vera partita comincia ora, molte cose dipendono dal regolamento. Ma la legge è pronta ed è una cosa molto importante perché nel settore dei beni culturali può aiutare enormemente a dinamicizzare i meccanismi di conservazione e le acquisizioni. Sul mercato dell’arte nazionale e internazionale oggi siamo degli spettatori. Troppo spesso sono vendute opere necessarie ai nostri musei. E non possiamo intervenire. E’ un settore dove gli introiti derivanti dal gioco del Lotto non sono sufficienti. E, cambierà, su questo la Gregori non ha dubbi, la vita stessa delle Fondazioni: " Gli italiani, che molto spesso sospirano ma non fanno nulla, ora potranno intervenire in prima persona con le proprie aziende. Anche per questo è importante la legge e, aggiungo, lo è da un punto di vista psicologico. Incoraggerà le donazioni, come gia avviene negli Stati Uniti, incoraggerà uno spirito collettivo che negli ultimi anni è stato fortemente mortificato. Sarà molto importante la trasparenza per impedire gli abusi e convogliare nel modo giusto le energie. Tuttavia non mancano preoccupazioni e recriminazioni perché l’emendamento non prevede le stesse condizioni per il privato, per il singolo cittadino. Sarà il prossimo passo. Ma ci sono anche altri problemi. Spiega la collezionista torinese Patrizia Sandretto, che ha creato l’omonima fondazione d’arte contemporanea: " L’arrivo di una legge è sicuramente un fatto positivo. Ma non dimentichiamo che le fondazioni pagano regolarmente le tasse. Su questo l’Italia non si comporta come gli Stati Uniti. Le fondazioni in pratica sono regolamentate come un esercizio commerciale. Era su questo che bisognava incidere. Le fondazioni, purtroppo, restano in una situazione difficile e su questo il lavoro è ancora da fare. C’è stato un primo passaggio verso un futuro che spero diverso" . Su questo è in sintonia Gualtiero Masini, che guida un piccolo impero industriale e a cui quest’anno è stato assegnato il premio Guggenheim per il suo impegno nel mondo dell’arte contemporanea: " L’approvazione dell’emendamento è un fatto positivo ma siamo ancora lontani dalla meta. E’ una cosa pilotata, limitata e limitante che lascia ancora perplessi sulla vera capacità di liberare risorse in un mercato che a sua volta potrebbe liberare nuove energie giovani. E’ un primo fatto, qualcosa si sta aprendo. Ma resta molto da fare" .

Autore: Paolo Vagheggi

Fonte:La Repubblica