Alberto ROSSETTI: Le mostre e la nuova domanda culturale.

Le mostre hanno conquistato finalmente un pieno diritto di cittadinanza nella vita culturale italiana, avendo superato l’esame di maturità a cui sono state sottoposte in questi anni dal pubblico e dalla comunità scientifica.
Si continua ovviamente a discutere nel merito di questa o quella manifestazione, ma per la prima volta sembra universalmente superata una critica radicale al fatto stesso di organizzare mostre temporanee.
Non si usa più come arma impropria l’aggettivo “effimero”, ad indicare un sistema di eventi di per sé inutili se non addirittura deleteri per la conservazione delle opere d’arte e per la diffusione stessa della conoscenza. Anche le voci più severe riconoscono ormai l’importanza delle mostre dal punto di vista degli studi e delle ricerche e talvolta, data l’importanza dei restauri che vengono promossi e realizzati, della stessa tutela e conservazione. Ancor più evidente è il ruolo crescente delle mostre per la diffusione della conoscenza del patrimonio artistico, tanto da poterle ormai considerare come una componente essenziale della sua valorizzazione, senza la quale sarebbe visibilmente più povera la nostra esperienza culturale.
Il turismo attraversa un periodo critico e uno dei pochi segmenti in controtendenza è proprio quello delle città d’arte. Sarebbe interessante misurare quanta parte di questa “resistenza” è riconducibile alla programmazione di eventi espositivi, senza i quali alcuni musei non riuscirebbero a contrastare efficacemente un tendenziale calo dei visitatori.
In molti distretti culturali le mostre rappresentano un fattore rilevante dello sviluppo, un acceleratore della promozione territoriale e in ultima istanza una leva essenziale delle politiche di riqualificazione delle città.
Non solo tradizionali città d’arte come Mantova, Siena o Perugia, ma anche grandi centri come Roma o Napoli o città investite da processi involutivi del loro tessuto industriale come Brescia, Torino o Fabriano.
Rispetto alle mostre degli anni ’70 o anche di stagioni più recenti,il cambiamento è notevole, anche se non sempre consapevole. Per questo motivo ci sembra opportuno sottolineare la necessità, anche per gli addetti ai lavori, di prendere coscienza di questa maturità raggiunta,di questa centralità nella vita culturale, da cui derivano nuove responsabilità per tutti coloro che sono impegnati nel settore.
Una prima riflessione dovrebbe riguardare i contenuti e i linguaggi che caratterizzano le mostre come forma specifica di comunicazione e di fruizione culturale. Si ha l’impressione che in realtà continuiamo a progettare gli eventi espositivi con gli stessi criteri, con gli stessi linguaggi, con la stessa concezione museografica.Ad esempio prestiamo in genere una grande attenzione al posizionamento delle opere nel percorso espositivo in base a relazioni, connessioni, accostamenti e confronti; ma spesso risultano poco comprensibili, anche ad un pubblico avveduto, per mancanza di strumenti che ne facilitino la lettura. Prestiamo invece una modesta attenzione alle audioguide, ai filmati, alle visite guidate, che vengono vissuti da alcuni curatori più come servizi commerciali che come importanti veicoli di informazione e comunicazione. Ci si limita ai pannelli di sala e alla produzione del catalogo che è certo indispensabile per un successivo approfondimento, ma poco si presta a migliorare la qualità della visita. La questione è forse più radicale. Oltre ad una insufficiente cura dei supporti informativi nel percorso di visita, è la stessa concezione del progetto espositivo e museografico che non si è evoluta, che resta ancorata a modelli tradizionali, basati sulla sola “sacralità” dell’opera d’arte. Poco si fa per utilizzare in modo innovativo altri strumenti di conoscenza e di fruizione, mutuati dai linguaggi dello spettacolo o dalle tecnologie multimediali. Volendo usare come metafora il mondo della musica, il percorso espositivo di un museo potrebbe essere paragonato ad un CD, mentre le mostre non sembrano capaci di trasmettere le emozioni, il coinvolgimento, la forza espressiva di un concerto dal vivo, ma solo il riordinamento tipico di una compilation.
Una seconda riflessione riguarda l’arte contemporanea. Sarà forse per contrappasso rispetto alla fioritura di progetti espositivi dedicati alle grandi stagioni della nostra civiltà artistica, ma certamente permane una scarsa attenzione in Italia per l’arte contemporanea, nonostante l’impegno encomiabile di alcune istituzioni e la crescente attenzione di alcuni soggetti privati. Non abbiamo ricette facili, ma un tema come questo mette quantomeno in discussione l’insegnamento scolastico e le politiche educative.
In entrambe i casi non si tratta solo di migliorare la qualità della fruizione, l’educazione al gusto dell’arte che è anche educazione civica, ma si pone con evidenza l’esigenza di allargare la domanda.
Una questione che non può essere affidata solo alla comunicazione e alla specializzazione del marketing. Se non cresce la domanda complessiva, il maggiore impegno anche economico nella promozione degli eventi culturali si riduce ad una accentuata competizione tra singole iniziative, di fronte ad un pubblico potenziale che nel migliore dei casi resta uguale.
E se consideriamo la crescita dell’offerta che caratterizzale mostre, si finisce per determinare un notevole incremento dei costi, già di per sé alimentato da prestiti sempre più onerosi e dalla necessità di allestimenti che in Italia sono spesso realizzati in spazi architettonici prestigiosi, ma non attrezzati per la funzione specifica. Questo ci sembra che stia in realtà avvenendo, destando tanta più preoccupazione quanto più si pensi ai problemi strutturali della finanza pubblica e alla difficoltà di stimolare gli investimenti privati.
Il problema riguarda non solo gli operatori del settore. È sempre più evidente che l’investimento negli eventi espositivi, sia quando sono prevalentemente orientati alla crescita culturale della comunità, sia quando si propongono anche finalità di turismo culturale, è comunque un buon investimento, che va a beneficio
dello sviluppo sociale ed economico nel suo complesso.
Ma ancora una volta, anche negli eventi espositivi, la sfida si vince solo con l’innovazione, soprattutto nei contenuti e nei linguaggi e in definitiva nella capacità di accrescere la conoscenza e quindi di ampliare la domanda culturale.

Autore: Alberto Rossetti

Fonte:Il Giornale di Civita